USA-Germania: Trump conferma il ritiro delle truppe e accusa Berlino di morosità

Pubblicato il 16 giugno 2020 alle 13:15 in Germania USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha confermato pubblicamente l’intenzione della propria Amministrazione di ridurre da circa 35.000 a 25.000 i militari inviati in Germania. 

Nello specifico, secondo quanto rivelato, martedì 16 giugno, dal Foreign Policy, la conferma di Trump è giunta il giorno precedente, quando il capo della Casa Bianca ha dichiarato di trovare insensato che Washington difenda Berlino sebbene questa sia morosa. In particolare, Trump faceva riferimento al mancato rispetto da parte della Germania del tetto di spesa militare per la NATO deciso dai membri dell’Alleanza Atlantica, ovvero il 2% del PIL. Per tale ragione, ha confermato il presidente degli Stati Uniti, i militari inviati in Germania diventeranno 25.000. 

A tale riguardo, il Foreign Policy sottolinea che la scelta di Washington potrebbe non dipendere esclusivamente dalle tensioni sulla spesa militare, argomento su cui anche i predecessori di Trump avevano già insistito nelle scorse Amministrazioni. In particolare, il sito di informazione evidenzia che la conferma sul ritiro delle truppe è giunta dopo che gli Stati Uniti hanno dovuto riorganizzare il G7, programmato per la fine di giugno a Camp David, in seguito alla mancata conferma sulla propria partecipazione da parte della cancelliera tedesca, Angela Merkel. Da parte sua, la Casa Bianca ha smentito le voci in merito al collegamento tra le due vicende, aggiungendo che la pianificazione del ritiro delle truppe era in discussione già dallo scorso settembre. 

In aggiunta, sottolinea la rivista, la scelta di Washington di ritirare i propri soldati dalla Germania coincide anche con il rientro negli Stati Uniti dell’ex ambasciatore a Berlino, Richard Grenell, attualmente capo nazionale dell’Intelligence della Casa Bianca. Sulla sua figura, il Foreign Policy rivela che un politico tedesco ha dichiarato di ritenere Grenell “una faziosa macchina da propaganda”. Per quanto riguarda il ritiro delle truppe, l’ex Ambasciatore a Berlino aveva dichiarato, lo scorso 11 giugno, che la decisione era giunta in quanto gli Stati Uniti “sono stanchi” di coprire le spese per la difesa di altri Paesi. 

In aggiunta, secondo quanto dichiarato da un alto funzionario del Dipartimento di Stato statunitense a Politico, Grenell stesso ha esercitato pressioni affinché la Germania fosse inclusa nella lista di Stati interessati dal ritiro delle truppe statunitensi, la quale include anche la Siria, l’Afghanistan, l’Iraq, la Corea del Sud e il Giappone. 

Da parte sua, il direttore nazionale dell’intelligence degli Stati Uniti ha dichiarato che la decisione sul ritiro delle truppe non può aver colto di sorpresa i vertici di Berlino, dato il dibattito avviato nel 2019 sul possibile ritiro delle truppe statunitensi per una serie di ragioni. Anche in occasione del vertice della NATO dello scorso dicembre, aveva aggiunto Grenell, era stato affrontato il tema del ritiro dei militari. In tale contesto, l’ex ambasciatore a Berlino aveva dichiarato di ritenere impossibile che qualcuno possa essere stato colto di sorpresa da tale decisione. 

Eppure, dopo che la riduzione del 30% circa del contingente statunitense in Germania era stata annunciata dalla stampa di Washington, i vertici della NATO e di Berlino avevano dichiarato di non essere al corrente delle intenzioni dell’Amministrazione Trump. In aggiunta, fino alle dichiarazioni di Grenell, non vi era stata alcuna conferma da parte del Pentagono o della Casa Bianca. 

Secondo le stime rivelate dall’ultimo report del Pentagono sul dispiegamento delle truppe all’estero, facente riferimento alla situazione al 31 marzo 2020, in Germania vi sono circa 34.674 militari, di cui 20.774 dell’Esercito e 12.980 dell’Aviazione. In aggiunta, circa 19.000 civili statunitensi sono impiegati per fornire supporto alle Forze Armate e anche questo numero, in linea con il taglio dei militari, potrà dover scendere. Prevalentemente, i militari statunitensi si trovano in Germania per prestare servizio nelle basi degli Stati Uniti, come la Ramstein Air Base, utilizzata per le operazioni in Medio Oriente e in Africa, il Landstuhl Regional Medical Center, utilizzato in passato per curare i militari feriti in Iraq e Afghanistan e non da ultimo, a Stoccarda, i quartieri generali del Comando europeo e di quello africano degli Stati Uniti. La Germania ospita anche i quartieri generali dell’Esercito statunitense che presta servizio in Europa, a Wiesbaden, oltre ad essere la sede di una base di aerei caccia F-16, a Spangdahlem, e della più grande struttura di addestramento della NATO in Europa, la Grafenwoehr Training Area.   

Nel corso degli anni della presidenza di Trump, le relazioni tra Washington e Berlino sono state messe alla prova in più occasioni. Lo stesso ministro degli Esteri della Germania, Heiko Maas, ha riconosciuto, poco prima dell’annuncio del ritiro delle truppe, di attraversare una fase complicata delle relazioni con gli Stati Uniti.  Da parte sua, il presidente statunitense ha chiesto più volte alla Germania di aumentare la propria spesa militare, accusandola di dipendere eccessivamente dalla Russia per quanto riguarda il suo approvvigionamento energetico. Tuttavia, secondo  un rapporto pubblicato dall’International Peace Research Institute (SIPRI) di Stoccolma, lo scorso 27 aprile, la Germania ha, nel 2019, aumentato gli investimenti del 10% nel settore difesa arrivando a 49,3 miliardi di dollari. Ciò non è però bastato ad allentare le tensioni.   

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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