Piani di Israele in Cisgiordania: Hamas esorta alla “resistenza”

Pubblicato il 16 giugno 2020 alle 9:09 in Israele Palestina

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Il Movimento Islamico di Resistenza, meglio noto con il nome di Hamas, ha invitato i palestinesi all’unità per incoraggiarli a fare fronte comune contro il progetto israeliano di annessione di alcuni territori della Cisgiordania. Il funzionario senior del gruppo, Salah al-Bardawil, ha dichiarato, durante una conferenza stampa nella Striscia di Gaza, lunedì 15 giugno, che “l’unità palestinese è il fondamento della forza nazionale e lo strumento attraverso il quale l’annessione pianificata e catastrofica della Cisgiordania può essere contrastata”. Pertanto, al-Bardawil ha incoraggiato l’organizzazione di qualsiasi forma di resistenza, in primo luogo le manifestazioni. “È dovere di ogni cittadino palestinese libero insorgere contro questa flagrante aggressione alla nostra terra”, ha affermato.

Ciononostante, restano profonde le divisioni tra Hamas, che governa Gaza, e l’Autorità Palestinese, con sede nella città di Ramallah, in Cisgiordania. Consapevole di questa distanza politica ed ideologica, al-Bardawil ha sollecitato un “sindacato della leadership politica” e ha chiesto un incontro generale tra Hamas e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), che comprende vari gruppi palestinesi.

Hamas ha assunto il controllo di Gaza nel 2007, dopo aver sconfitto le forze fedeli al presidente palestinese, Mahmoud Abbas, in seguito alla vittoria elettorale del 2006. Sia l’Autorità Palestinese sia il Movimento Islamico di Resistenza si oppongono all’annessione israeliana di parte della Cisgiordania, come contemplato nel cosiddetto piano di pace proposto dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il 28 gennaio 2020. Tale progetto, se effettivamente attuato, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza.La prevista annessione israeliana priverebbe i palestinesi delle principali risorse agricole, specialmente nella regione della Valle del Giordano. In più, eliminerebbe del tutto l’idea di una soluzione a due Stati, auspicata nel 1993 con gli Accordi di Oslo. Questa interpretazione, nello specifico, ritiene possibile la creazione di due Paesi in grado di coesistere l’uno accanto all’altro, ovvero Israele e Palestina, con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa tra i due.

L’intenzione di Israele di proseguire con l’annessione è stata accolta con timore dalle stesse Nazioni Unite, le quali hanno affermato che una simile mossa avrebbe alimentato la rabbia, suscitato lo scoppio della violenza e preoccupato la comunità internazionale. Ciononostante, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, continua a sostenere che il suo governo inizierà il processo di annessione degli insediamenti in Cisgiordania e nella Valle del Giordano a partire dal primo luglio.

Israele occupò la Cisgiordania, Gerusalemme Est, Gaza e le Alture del Golan siriane dopo aver conquistato questi territori durante la guerra del 1967. Nel 1980 e nel 1981, Tel Aviv ha annesso rispettivamente al suo territorio Gerusalemme Est e le Alture del Golan, nonostante l’opposizione di gran parte della comunità internazionale.

La scorsa settimana, centinaia di professori e studiosi di diritto internazionale hanno firmato una lettera aperta che condanna i piani israeliani di annettere parte del territorio della Cisgiordania, definendoli una “flagrante violazione delle regole fondamentali del diritto internazionale e una grave minaccia alla stabilità internazionale in una regione volatile”. Kevin Jon Heller, professore di diritto internazionale, ha dichiarato al quotidiano Al Jazeera che l’annessione israeliana rappresenta “una chiara e fondamentale violazione del diritto internazionale, secondo il quale è vietata l’annessione dei territori presi con la forza”. “L’annessione israeliana delle Alture del Golan e di Gerusalemme, unita al silenzio internazionale e a quello del mondo arabo, hanno incoraggiato Tel Aviv a intraprendere ulteriori azioni in quella direzione, come sta dimostrando Netanyahu”, ha osservato Heller.

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Chiara Gentili

di Redazione

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