L’IAEA accusa l’Iran di ostacolare l’accesso ai siti nucleari

Pubblicato il 16 giugno 2020 alle 15:54 in Iran Medio Oriente

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LAgenzia Internazionale per lEnergia Atomica (IAEA) ha affermato di essere seriamente preoccupata” per la decisione dellIran di bloccare le ispezioni in due siti dove si ritiene possa svolgere attività nucleari non dichiarate. Il direttore generale dell’Agenzia, Mariano Grossi, ha presieduto un incontro del Consiglio esecutivo, tenutosi a Vienna, lunedì 15 giugno, per discutere di un rapporto, pubblicato il mese scorso, in base al quale risultava che lIran avesse impedito laccesso ai suoi osservatori indipendenti. Abbiamo bisogno di cooperare. Mi dispiace che ci sia questo disaccordo, ha affermato Grossi, sottolineando di aver sollevato il caso alle massime autorità iraniane. Nei due siti interessati, si teme che lIran nasconda o utilizzi materiale nucleare non dichiarato.

Grossi ha riferito al Consiglio che, per più di 4 mesi, Teheran ha negato laccesso dellAgenzia ai siti e, per oltre un anno, non si è impegnata in discussioni significative per chiarire le questioni riguardanti lo svolgimento improprio di attività nucleari. L’Iran ha dichiarato all’Agenzia che il rapporto è stato fonte di “profondo rammarico e delusione” per Teheran e ha sostenuto che le affermazioni fornite dal documento si basino su “informazioni fabbricate dai servizi di intelligence”.

Israele, dal canto suo, ha affermato che i suoi servizi di intelligence hanno scoperto informazioni su un presunto programma di armi nucleari, avviato negli anni passati in Iran. Tali accuse, insieme al rapporto dellAgenzia delle Nazioni Unite, hanno allarmato diversi Paesi occidentali, in particolare gli Stati Uniti.

Abbas Mousavi, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, ha affermato che i documenti di cui si dichiarano in possesso i funzionari israeliani sono vecchi di decenni e senza valore. Luomo ha dunque avvertito l’AIEA di non prendere conclusioni affrettate e di aspettarsi una “reazione proporzionata” qualora venissero prese misure contro Teheran. Da parte sua, Grossi ha specificato: “L’Agenzia lavora sulla base di un’analisi tecnica e scientifica delle informazioni molto rigorosa, minuziosa e meticolosa. Nulla si ferma alle apparenze.

La scorta di uranio arricchito dell’Iran è quasi otto volte oltre il limite fissato dal cosiddetto Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), siglato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania, e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Tuttavia, il livello di arricchimento risulta ancora molto al di sotto della quantità necessaria a fabbricare un’arma nucleare.

Il JCPOA prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente all’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e di ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani. Il capo della Casa Bianca, Donald Trump, si è ritirato dall’intesa unilateralmente l’8 maggio 2018, imponendo nuovamente sanzioni contro Teheran, e causando una frattura più profonda nei loro rapporti. Alla luce di ciò, il governo di Teheran ha cominciato a venir meno agli impegni presi.

L’Iran ha più volte chiesto la diminuzione delle sanzioni, soprattutto a seguito dello scoppio della pandemia di Covid-19. Tale emergenza ha poi spinto Teheran a chiedere al Fondo Monetario Internazionale (FMI) un prestito di 5 miliardi di dollari per contrastare con efficacia la diffusione del virus. Sebbene le forniture mediche non siano soggette a sanzioni in caso di emergenza umanitaria, l’amministrazione del presidente Donald Trump ha continuato ad ostacolare le richieste dell’Iran e a incrementare le proprie sanzioni.

L’Iran teme poi che gli Stati Uniti stiano spingendo per un’estensione dellembargo internazionale sulle armi contro Teheran, che dovrebbe essere progressivamente allentato da ottobre. La scorsa settimana il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha esortato gli altri membri del Consiglio di sicurezza dell’ONU, in particolare Cina e Russia, che possono esercitare il veto, ad opporsi alla “cospirazione” americana.

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Chiara Gentili

di Redazione

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