La Corea del Nord fa esplodere l’ufficio di collegamento inter-coreano

Pubblicato il 16 giugno 2020 alle 11:02 in Corea del Nord Corea del Sud

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In un clima di crescente tensione tra i due vicini, la Corea del Nord ha fatto esplodere l’edificio in cui era situato l’ufficio di collegamento inter-coreano, situato al confine con la Corea del Sud, il 16 giugno.

La notizia è stata resa nota dal Ministero dell’Unificazione di Seoul, che afferma che la distruzione dell’edificio, situato nella città di confine nordcoreana di Kaesong, è avvenuta il 16 giugno, alle 14:49, ora locale. Nei giorni precedenti, Pyongyang aveva lanciato minacce contro Seoul e aveva anticipato la propria intenzione di distruggere l’ufficio, istituito nel 2018 come simbolo di un avvicinamento tra le due Coree. La ragione del gesto è dovuta ad una campagna di volantinaggio contro Pyongyang che arriva proprio dalla Corea del Sud, dove vivono molti “disertori”, cioè ex cittadini nordcoreani che sono fuggiti dal Paese. 

Il 9 giugno, le forze armate della Corea del Nord avevano anche minacciato di tornare nelle zone demilitarizzate. Lo Stato Maggiore dell’Esercito Popolare Coreano ha dichiarato che sta valutando la possibilità di avanzare verso la Corea del Sud, al fine di trasformare “la linea di confine in una fortezza”. Il controllo dell’area tra i due Paesi renderebbe impossibile ai gruppi di ex cittadini nordcoreani l’invio di volantini, cibo, banconote da un dollaro, mini radio e chiavette USB contenenti notizie della Corea del Sud, oltre il confine. Le organizzazioni che portano avanti questo tipo di campagna hanno riferito che continueranno a farlo, durante tutta la settimana, nonostante le minacce della Corea del Nord. Da parte loro, le autorità della Corea del Sud affermano che prenderanno provvedimenti legali.

Il presidente sudcoreano, Moon Jae-in, aveva esortato la Corea del Nord ad evitare un aumento della tensione e a tornare al dialogo, il 15 giugno. Le due Coree si trovano ancora oggi in uno stato di tregua e non di pace. Dopo aver combattuto sulla penisola la guerra di Corea dal 1950 al 1953, il 27 luglio 1953, i rispettivi alleati firmarono l’armistizio di Panmunjeom, che pose fine alla guerra. Tuttavia, da allora, Seoul e Pyongyang non hanno mai stipulato trattato di pace. In tale contesto, gli Stati Uniti sono intervenuti per cercare di trovare una soluzione alla tensione tra i due Paesi, alla luce dei minacciosi programmi nucleari avviati dalla Corea del Nord. Il 12 giugno 2018, in uno storico colloquio, Kim Jong-un aveva incontrato il presidente degli USA, Donald Trump, a Singapore per la prima volta. Durante tale incontro, i leader hanno concordato una reciproca collaborazione per smantellare il programma nucleare del Paese asiatico in cambio della rimozione delle sanzioni internazionali.

Tuttavia, durante il secondo incontro tra i leader, avvenuto il 28 febbraio 2019 a Hanoi, in Vietnam, i colloqui tra le due parti si sono interrotti inaspettatamente a causa di un disaccordo sulle sanzioni che ha portato alla brusca conclusione delle iniziative diplomatiche. Un segnale positivo è stato lanciato in seguito da Trump il 30 giugno 2019. Durante il terzo incontro con la controparte, il presidente americano è simbolicamente entrato in Corea del Nord da una zona demilitarizzata della Corea del Sud. Nonostante ciò, i tentativi americani di convincere Pyongyang ad abbandonare i propri progetti nucleari e missilistici non hanno avuto alcun esito e le tensioni sono aumentate. L’11 giugno, le autorità nordcoreane hanno dichiarato che gli Stati Uniti non sono nella posizione di commentare gli affari inter-coreani ed è nell’interesse di Washington tacere. Tale affermazione arriva dopo che il Dipartimento di Stato degli USA aveva dichiarato di essere rimasto deluso dalla Corea del Nord per aver sospeso la comunicazione diretta con la Corea del Sud, il 9 giugno. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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