Hong Kong: i manifestanti sono “nemici del popolo”

Pubblicato il 16 giugno 2020 alle 15:44 in Asia Hong Kong

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La leader di Hong Kong, Carrie Lam, ha affermato che i manifestanti che protestano contro la legge sulla sicurezza nazionale di Pechino sono “nemici del popolo”. 

La Cina sta elaborando una proposta di legge da imporre nel territorio semi-autonomo per contrastare la secessione, la sovversione, il terrorismo e le interferenze straniere nella città. “Faccio appello agli oppositori politici, che usano ancora le solite tattiche per demonizzare e infangare il nostro lavoro, facendo questo diventano nemici del popolo di Hong Kong”, ha dichiarato Lam prima di una riunione del governo. “La stragrande maggioranza dei cittadini vuole ripristinare la stabilità e avere sicurezza, soddisfazione e occupazione”, ha aggiunto. Lam ha anche affermato che il governo sta prendendo in considerazione un allentamento delle restrizioni volte a fermare il coronavirus, ma è improbabile che queste vengano completamente rimosse. I confini di Hong Kong sono chiusi al traffico non essenziale e gli assembramenti sono limitati a 8 persone, anche se la vita sta lentamente tornando alla normalità nella città. 

Intanto, il 15 giugno un funzionario del governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) ha fornito alcuni chiarimenti su aspetti concernenti la nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong. Il vice direttore dell’Ufficio per gli Affari di Hong Kong e Macao del Consiglio di Stato cinese, Deng Zhonghua, ha dichiarato che solamente un numero limitato di gravi casi in grado di danneggiare seriamente la sicurezza nazionale sarà di competenza del governo centrale di Pechino. Nonostante ciò, questi saranno processati in base allo stato di diritto vigente sull’isola. Deng ha rassicurato che, sebbene il governo centrale avrà competenza in merito a casi specifici, ciò non minerà l’indipendenza giudiziaria di cui gode Hong Kong.

Deng ha poi affermato che l’istituzione di agenzie di sicurezza di Pechino sull’isola sarà necessaria e che si è trattato di un’inequivocabile richiesta della stessa Assemblea Nazionale del Popolo cinese. Tali agenzie nel loro operato dovranno attenersi alla legge locale e forniranno supervisione e una guida durante l’attuazione della nuova legge. Di tale compito si farà carico il governo della regione autonoma speciale di Hong Kong, attraverso la creazione di proprie istituzioni che, tra le loro funzioni, dovranno consentire l’intervento delle agenzie del governo centrale “quando necessario”. I nuovi organi che saranno quindi creati da Hong Kong e da Pechino dovranno stabilire meccanismi di coordinazione e a loro saranno garantiti sufficienti poteri per attuare la nuova legge.

Intanto, nell’isola continua il malcontento. La polizia di Hong Kong ha arrestato 53 persone durante le proteste del 9 giugno, che hanno visto centinaia di attivisti scendere in strada e scontrarsi con le forze di sicurezza. La giornata ha celebrato l’anniversario dell’inizio delle manifestazioni contro l’ingerenza di Pechino nell’ex colonia britannica e sono arrivate in un momento di crescenti tensioni causate da una proposta di legge sulla sicurezza nazionale sostenuta dal governo cinese. Il 10 giugno, la polizia ha dichiarato che 36 uomini e 17 donne sono stati arrestati per reati tra cui assemblea illegale e partecipazione a una manifestazione non autorizzata. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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