Francia: retro-front sulla riforma della polizia

Pubblicato il 16 giugno 2020 alle 18:37 in Europa Francia

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In seguito alle proteste dei membri delle forze dell’ordine della Francia, il capo nazionale del corpo di polizia, Frederic Veaux, ha inviato una lettera agli ufficiali, annunciando che, in attesa di chiarimenti da parte del governo, la tecnica della presa al collo potrà continuare ad essere utilizzata dalle autorità. 

L’impiego di tale tecnica era stato vietato, lo scorso 8 giugno, dal ministro dell’Interno di Parigi, Cristophe Castaneril quale aveva annunciato una imminente riforma della polizia. Ciò giungeva in seguito a un incontro, avvenuto domenica 7 giugno, tra il presidente della Francia, Emmanuel Macron, il premier, Edouard Philippe, e Castaner. Il vertice era stato convocato dopo che circa 23.000 cittadini avevano protestato in tutto il Paese per chiedere giustizia per le vittime dei crimini commessi dagli ufficiali di polizia. 

Nello specifico, Castaner aveva imposto ai membri della polizia e della gendarmeria il divieto di immobilizzare i sospetti criminali tramite la presa al collo, che fino a questo momento faceva parte delle tecniche insegnate alle autorità francesi durante il periodo di addestramento. La decisione di Castaner giungeva a sua volta in risposta all’ondata di proteste per la morte di George Floyd di cui la Francia era stata teatro. Durante una delle manifestazioni, tenutasi il 2 giugno, a Parigi, la polizia aveva lanciato gas lacrimogeno e proiettili di gomma contro i manifestanti che protestavano contro la morte di Adama Traoré, un ragazzo di 24 anni morto soffocato dalla gendarmeria francese in seguito al suo arresto, avvenuto nel luglio del 2016. Il caso di Traoré era tornato all’attenzione dei cittadini francesi date le somiglianze con quanto avvenuto a Minneapolis, dove un cittadino statunitense di colore, George Floyd, era morto soffocato da ufficiali della polizia locale. Le proteste di Parigi avevano visto la partecipazione di circa 20.000 cittadini. Da parte sua, mercoledì 3 giugno, un portavoce del governo di MacronSibeth Ndiaye, aveva rifiutato la connessione tra le due vicende, dichiarando di ritenere che il contesto della Francia non fosse comparabile a quello degli Stati Uniti. 

Tuttavia, lo scorso venerdì 12 giugno, Parigi era stata nuovamente teatro di proteste, a cui questa volta avevano partecipato gli ufficiali di polizia della Francia, i quali temevano che la loro vita fosse a rischio non potendo più utilizzare la tecnica della presa al collo.  

Per rispondere alle istanze degli ufficiali, Veaux ha dichiarato che nei prossimi giorni verrà istituita una commissione di esperti incaricata di individuare metodi alternativi alla presa al collo che, in attesa di ricevere indicazioni precise su quando e come impiegarla, potrà continuare ad essere utilizzata, seppur con discrezione e moderazione. Le raccomandazioni della commissione, ha aggiunto il capo nazionale della polizia, saranno trasmesse all’attenzione del governo entro il prossimo primo settembre. 

Le proteste contro la morte di George Floyd sono iniziate negli Stati Uniti, in seguito alla diffusione del video degli ultimi istanti del cittadino. Nello specifico, Floyd, 46 anni, arrestato a Minneapolis il 25 maggio, era stato messo a terra da un ufficiale di polizia bianco che continuava a esercitare pressione sul collo con il proprio ginocchio nonostante Floyd non riuscisse a respirare. L’ufficiale di polizia, Derek Chauvin, è stato accusato di omicidio di terzo grado. Altri tre agenti di polizia sono stati licenziati. Lunedì primo giugno, un esame post mortem ufficiale aveva confermato che la morte di Floyd rappresenta un omicidio, dopo che una prima autopsia aveva smentito che la morte fosse avvenuta per asfissia.   

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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