Cina-USA: incontro bilaterale in programma

Pubblicato il 16 giugno 2020 alle 13:13 in Cina USA e Canada

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Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, incontrerà il direttore dell’Ufficio Affari Esteri della Commissione Centrale del Partito Comunista Cinese(PCC), Yang Jiechi, alla base aerea americana di Hickam, alle Hawaii, mercoledì 17 giugno, per parlare dei rapporti bilaterali tra i rispettivi Paesi, al momento in uno stato di progressivo peggioramento.

Tale notizia è stata rivelata da fonti dirette al South China Morning Post, il quale ha aggiunto che tra i temi in esame ci saranno molto probabilmente la risposta al coronavirus e la situazione di Hong Kong e che l’obiettivo sarà quello di distendere il clima di attrito tra le parti. Pompeo e Yang avevano già intrattenuto un colloquio telefonico lo scorso 15 aprile che si era incentrato proprio sulla gestione dell’epidemia, scoppiata nella Repubblica Popolare Cinese (RPC), lo scorso dicembre 2019.Le rispettive istituzioni non hanno commentato con la stampa l’incontro programmato. Tuttavia, il 15 giugno, sebbene il Ministero degli Esteri cinese non lo abbia ancora confermato, il suo portavoce, Zhao Lijian, non lo ha nemmeno smentito, affermando che Washington e Pechino hanno continuato a comunicare attraverso il canale diplomatico e che ulteriori informazioni in merito ad un incontro saranno fornite a tempo debito.

Di recente, le principali tematiche di scontro tra i due Paesi sono state il coronavirus e la nuova legge nazionale sulla sicurezza per Hong Kong. In merito alla prima, lo stesso Pompeo ha ripetutamente criticato Pechino per la gestione dell’epidemia e ha affermato che la RPC avrebbe potuto evitare centinaia di migliaia di morti se fosse stata più trasparente, accusandola di essersi rifiutata di condividere informazioni con gli altri Paesi. Tale posizione è in linea con quella del presidente americano, Donald Trump, il quale ha criticato sia la RPC, sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), colpevoli, a suo dire, di aver portato avanti una campagna di disinformazione sul coronavirus che ha portato l’epidemia ad una diffusione disastrosa. Per tali motivi, il capo della Casa Bianca ha annunciato il ritiro degli USA dall’agenzia Onu, lo scorso 29 maggio. La RPC ha sempre respinto tali accuse e, il 7 giugno, ha pubblicato il libro bianco intitolato: “Fighting Covid-19: China in Action”, in cui si ripercorrono le tappe della lotta al coronavirus nel Paese e si precisa che la comunicazione in merito al virus con gli USA è iniziata lo scorso 4 gennaio. Infine, in merito all’OMS, il presidente cinese, Xi Jinping, ha poi annunciato che la Cina erogherà all’agenzia Onu 2 miliardi di dollari in due anni.

Al momento, gli Usa sono il Paese più colpito al mondo dal coronavirus con un totale di 2.114.026 casi e 116.127 decessi, mentre la RPC ha registrato 84.378 positivi e 4.638 decessi. Tuttavia, dall’11 giugno, un nuovo focolaio esploso in un mercato alimentare della capitale cinese ha innescato i timori di una nuova ondata nella RPC e costretto il governo ad adottare massicce misure di prevenzione e controllo.

 Per quanto riguarda Hong Kong, il 22 maggio scorso, Pompeo aveva definito “disastrosa” la proposta di legge della RPC e aveva dichiarato che una simile mossa avrebbe potuto cambiare la posizione degli Stati Uniti nella controversia asiatica. Successivamente, Trump ha proposto di eliminare il trattamento preferenziale accordato dagli USA alla regione amministrativa speciale di Hong Kong, se la RPC dovesse varare la legge che, a suo parere, limiterebbe l’autonomia e le libertà dell’isola dal governo centrale. La RPC e il governo di Hong Kong hanno più volte respinto tali timori, affermando che la nuova legge consentirà una stabilità tale da stimolare anche l’attività economica e finanziaria dell’isola. I media cinesi, hanno poi ripetutamente definito Pompeo il “peggior segretario di Stato americano di tutti i tempi”.

Il 28 maggio, l’Assemblea Nazionale del Popolo cinese ha approvato la proposta per la nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong con l’obiettivo di impedire movimenti secessionisti e sovversivi, così come interferenze straniere e atti di terrorismo sull’isola, rendendoli atti criminali. Se ratificata, la nuova legge entrerebbe direttamente nell’Allegato III della Basic Law, una legge nazionale della RPC che funge da costituzione de facto per Hong Kong e che fu adottata in seguito alla sua cessione alla Cina dal Regno Unito il 1 luglio 1997. Per tanto, la nuova legge sarebbe attuata direttamente, senza passare per il Consiglio Legislativo di Hong Kong.

In precedenza all’incontro previsto per il 17 giugno, entrambe le parti hanno avuto colloqui separati con l’alto rappresentante dell’Unione Europea(UE) per gli Affari esteri e la Politica di Sicurezza, Josep Borrell, il quale, il 14 giugno, aveva dichiarato che, rispetto alle tensioni sino-americane, l’UE non si sarebbe schierata ma avrebbe anzi trovato modi per cooperare con entrambe su temi di reciproco interesse.  Il 15 giugno, Borrell ha poi avuto un incontro in modalità telematica con Pompeo e i 27 ministri degli Esteri dell’UE, durante il quale ha proposto l’avvio di un dialogo bilaterale separato tra Washington e Bruxelles incentrato sulla Cina e sulle sfide che le sue azioni e ambizioni pongono all’UE e agli USA. Da parte sua, Pompeo ha commentato confermando l’importanza per le parti di affrontare insieme le sfide poste da RPC, Russia e da altri “regimi autoritari che non rispettano le norme internazionali”. Tali parole hanno fatto eco a quelle del segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg che, l’8 giugno, aveva identificato nell’ascesa globale di Pechino una minaccia per i valori e i modi di vivere che caratterizzano i Paesi democratici. Lo scorso 9 giugno, Borrell aveva, invece, incontrato virtualmente il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi e aveva dichiarato che, in futuro, l’Europa dovrà cooperare con la RPC pur partendo da basi di valori e sistemi diversi, visto il suo ruolo sempre più rilevante nello scenario globale.

L’ultimo incontro diplomatico in presenza tra Pechino e Washington si era tenuto lo scorso 15 gennaio tra il presidente Trump e il vice premier cinese, Liu He. In tale occasione, alla Casa Bianca, i due avevano firmato un accordo economico e commerciale “di fase 1”, con il quale era stato mosso un passo in avanti verso la fine della guerra dei dazi tra le due potenze economiche, iniziata nel 2018. Successivamente, il presidente cinese, Xi Jinping, e Trump avevano avuto due colloqui telefonici, rispettivamente gli scorsi 7 febbraio e 27 marzo.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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