Algeria: arrestati altri 3 attivisti del movimento Hirak

Pubblicato il 16 giugno 2020 alle 17:08 in Africa Algeria

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Le autorità algerine hanno arrestato 3 noti attivisti del movimento di protesta Hirak, Hakik Addad, Zoheir Keddam e Fodil Boumala, il 14 giugno. È quanto ha reso noto il vicepresidente della Lega algerina per la difesa dei diritti umani (LADDH), Said Salhi.

“Questo non contribuirà a calmare la tensione ma, al contrario, come attivista per i diritti umani, Hakim Adad è considerato una delle figure più importanti del movimento di protesta, e uno dei fondatori di Tajamou Amel El Djazair (TAJ) che si schiera in prima linea del movimento soppresso”, ha commentato il vicepresidente di LADDH. Salhi ha poi sottolineato che il giornalista Fodil Boumala apparirà in tribunale il 16 giugno, con l’accusa di mettere in pericolo “l’unità nazionale”.

Boumala era già stato arrestato dalle autorità algerine il 18 settembre 2019, ed era rimasto in prigione fino alla sua assoluzione, avvenuta il primo marzo dello stesso anno, tramite un verdetto in prima istanza emesso da un tribunale di Algeri. In tale occasione, il giornalista era stato fermato sempre con l’accusa di condividere contenuti che minacciassero “l’interesse nazionale”, un reato punibile fino a 10 anni di carcere.

Riguardo al terzo detenuto, Zuheir Keddam è un membro del movimento “giubbotti arancioni”, che riunisce volontari al fine di controllare le proteste ed evitare scontri tra la polizia e manifestanti.

Secondo Amnesty International, tra il 7 marzo e il 13 aprile scorso, almeno 20 attivisti sono stati convocati per un interrogatorio da parte della polizia, arrestati e tenuti in detenzione preliminare, o condannati con l’accusa di aver esercitato il diritto alla libertà di parola o di riunione pacifica. Il Comitato nazionale per il rilascio dei detenuti (CNLD) ha invece rivelato che sono circa 60, in totale, le persone attualmente in prigione con accuse legate al movimento di protesta Hirak.

La prima manifestazione del movimento Hirak risale al 16 febbraio 2019, quando nella città di Kherrata, nel Nord-Est dell’Algeria, i cittadini sono scesi in piazza per esprimere il proprio malcontento nei confronti dell’allora presidente Abdelaziz Bouteflika. Tale evento ha poi spianato la strada a proteste simili in altre città algerine, che hanno infine portato il movimento Hirak a cristallizzarsi come fenomeno a livello nazionale, il 22 febbraio 2019. In un primo momento, i manifestanti hanno chiesto pacificamente l’avvio di riforme politiche strutturali. Tuttavia, la situazione si è acuita quando Bouteflika ha annunciato di voler correre per il quinto mandato consecutivo. A quel punto, l’esercito è intervenuto per fare pressione sull’ex-presidente, al fine di esortare le sue dimissioni, rassegnate il 2 aprile 2019. Ciò nonostante, la caduta di Bouteflika non ha segnato la fine dell’impasse politico algerino. Stando alla Costituzione del Paese, l’allora presidente del Consiglio della nazione, Abdelkader Bensalah, è stato nominato Capo di Stato ad-interim, con lo scopo di guidare il Paese verso nuove elezioni democratiche. Programmate in un primo momento il 18 aprile, e successivamente rinviate al 4 luglio 2019, le elezioni presidenziali sono state ulteriormente posticipate a causa della mancanza di candidati validi, tra le numerose proteste dei cittadini, che chiedevano la destituzione della “vecchia guardia” e del sistema politico corrotto.

Le votazioni del 12 dicembre 2019 hanno visto la vittoria dell’ex-primo ministro, Abdelmadjid Tebboune, con il 58.15% delle preferenze, malgrado la bassa affluenza alle urne, ferma al 40%. Tuttavia, sebbene l’elezione di Tebboune abbia messo fine a un vacuum istituzionale, sono ancora numerose le sfide in ambito politico ed economico che il presidente algerino deve affrontare. La prima riguarda la diminuzione delle riserve estere del Paese, scese a 35 miliardi di dollari in seguito al crollo dei prezzi del petrolio nel mercato globale. In tal senso, le riforme da implementare dovranno porre fine alla dipendenza dell’economia algerina dal petrolio, attraverso un nuovo paradigma di crescita che dia più potere al settore privato e rimodelli il contratto sociale. La seconda, fortemente auspicata dal movimento Hirak, riguarda riforme politiche strutturali, tenendo conto di autentici principi democratici, quali elezioni libere ed eque, partiti politici realmente indipendenti e libertà di espressione.

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Mariela Langone

di Redazione

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