Grande diga africana: Egitto valuta l’intervento dell’Onu

Pubblicato il 16 giugno 2020 alle 10:23 in Egitto Etiopia

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Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, ha dichiarato che il Cairo valuterà altre opzioni, tra cui rivolgersi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per evitare che l’Etiopia intraprenda azioni unilaterali in merito al progetto della diga Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), il 15 giugno.

“L’ultimo ciclo di negoziati non darà risultati positivi finché l’Etiopia si dimostrerà intransigente, nel qual caso l’Egitto dovrà esaminare altre opzioni, come andare al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per assumersi la propria responsabilità di proteggere la pace e la sicurezza internazionale, impedendo all’Etiopia di intraprendere un’azione unilaterale che influenzerà negativamente i diritti dell’acqua dell’Egitto”, ha affermato Shoukry in una conferenza organizzata dall’Egyptian Business Council for International Cooperation.

In precedenza, il Cairo aveva già presentato la propria istanza all’Onu. Lo scorso primo maggio, il ministro degli Esteri egiziano ha sottoposto un memorandum di 18 pagine al Consiglio di Sicurezza, nel quale ha spiegato la posizione del suo Paese sulle trattative. Analogamente il 3 giugno, anche il Sudan, terza nazione coinvolta, ha inviato un memorandum all’organo delle Nazioni Unite, per sottolineare l’importanza della cooperazione tra i tre Stati al fine di salvaguardare gli interessi reciproci. A destare preoccupazione è la volontà dell’Etiopia di voler riempire la diga all’inizio di luglio, in violazione di un accordo precedente che vieta tale iniziativa prima della sottoscrizione di un’intesa congiunta.

La GERD è il più grande progetto di sistema idroelettrico in Africa che, secondo le stime, arriverà a produrre circa 6.000 megawatt di elettricità, favorendo il potenziale elettrico di tutta la regione del Corno d’Africa. Il governo del Cairo ha sempre sollevato dubbi in merito al progetto, poiché sostiene che un riempimento eccessivamente rapido del serbatoio della diga, nei prossimi anni, potrebbe mettere in pericolo la propria quota di acque del Nilo, e danneggiare così il sistema idrico del Paese, dipendente per il 90% dal fiume.

Per più di quattro anni, i colloqui trilaterali tra Egitto, Sudan ed Etiopia sul funzionamento della diga non hanno prodotto alcun risultato. In tale scenario, gli Stati Uniti si sono proposti come mediatori per interrompere lo stallo, attraverso una lettera inviata dal segretario del Tesoro americano il 21 ottobre 2019, nella quale la Casa Bianca aveva invitato i ministri degli Esteri dei tre Paesi a discutere del progetto della diga sul suolo americano.

La posizione dell’Egitto è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle, e che il collaudo finale, insieme al riempimento della diga, non avvenga senza un accordo tra le parti interessate. Il governo del Cairo ha proposto un periodo più lungo, affinché il livello del fiume non scenda drasticamente, soprattutto nella fase iniziale del riempimento. Da parte sua, l’Etiopia afferma di esercitare il diritto assoluto sul Nilo Blu, poiché attraversa il proprio territorio, e ha annunciato che inizierà a riempire la diga a inizio luglio, anche senza aver firmato l’accordo.

Tuttavia, il quadro delle trattative è complicato dall’esistenza di due trattati, stipulati con la Gran Bretagna nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti. Nello specifico, la costruzione della diga coinvolge uno degli affluenti principali del fiume, il Nilo Azzurro, che ha origine dall’Altopiano Etiopico, presso il lago Tana. Dopo l’attraversamento del Sud dell’Etiopia, il fiume piega verso il Sudan, dove si unisce al Nilo Bianco, formando il Nilo. Secondo i termini dei trattati, l’Egitto ha diritto al 75% di acqua all’anno, mentre il Sudan al 15%. Inoltre, il Cairo non ha bisogno del consenso degli Stati a monte per intraprendere progetti idrici nei propri territori, ma può porre il veto a qualsiasi progetto riguardante gli affluenti del Nilo di tali Paesi.

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Mariela Langone

di Redazione

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