Turchia-Russia: il dialogo sulla Libia continuerà

Pubblicato il 15 giugno 2020 alle 16:29 in Russia Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Turchia ha assicurato che continuerà il dialogo con la Russia sul raggiungimento di un cessate il fuoco in Libia nonostante la cancellazione dei colloqui di domenica 14 giugno. È quanto ha dichiarato oggi, lunedì 15 giugno, il ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu, in conferenza stampa. “Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il presidente russo Vladimir Putin hanno concordato di continuare a lavorare insieme per stabilire un cessate il fuoco duraturo in Libia”, ha detto Cavusoglu. Il ministro ha specificato che non vi sono disaccordi tecnici tra la Turchia e la Russia in merito alla questione libica e che il rinvio dei colloqui non è correlato a particolari problemi riguardanti “principi fondamentali” condivisi da entrambe le parti.

Ciononostante, un ufficiale turco, intervistato dall’agenzia di stampa Reuters in condizione di anonimato, ha dichiarato che Ankara e Mosca hanno deciso di posticipare i colloqui a causa di disaccordi sul tentativo del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, di conquistare la città costiera di Sirte. Quest’ultima, al momento, si trova sotto il controllo dell’Esercito Nazionale Libico, presieduto dal generale Khalifa Haftar, ed è collocata in una posizione strategica, nei pressi di uno dei maggiori terminal per l’export energetico del Mediterraneo. Il GNA, sostenuto dalla Turchia, ha riscosso importanti successi nelle ultime settimane ed è riuscito a mettere in difficoltà le forze di Haftar, cambiando gli equilibri del conflitto. Da Sirte, il governo di Tripoli spera poi di poter portare avanti la liberazione dei territori a Est e a Sud, ricchi di risorse energetiche e attualmente sotto il controllo del governo di Tobruk, appoggiato al contrario dalla Russia.

“I vice ministri dei due Paesi continueranno i contatti e i colloqui nei giorni a venire. Gli incontri a livello ministeriale si terranno in un secondo momento”, ha affermato Cavusoglu in una nota. Il 14 giugno, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, e quello della Difesa, Sergei Shoigu, avrebbero dovuto recarsi in Turchia per discutere di diversi temi regionali, primo fra tutti il conflitto in Libia e successivamente quello in Siria, dove Mosca e Ankara sostengono, in entrambi i casi, fazioni opposte. Tuttavia, nel corso di una telefonataavvenuta nella stessa giornata prevista per la visita, le due parti hanno concordato di rinviare l’appuntamento.

Lo scoppio delle tensioni in Libia è da far risalire al 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile che, nonostante la caduta del dittatore Muammar Gheddafi, avvenuta nell’ottobre dello stesso anno, non hanno portato alla transizione democratica auspicata. Gli schieramenti principali che si affrontano sono il governo di Tripoli e quello di Tobruk. Il primo è nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 ed è guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj. Si tratta dell’unico esecutivo legittimo riconosciuto dalle Nazioni Unite e riceve il sostegno di Italia, Qatar e Turchia. Il secondo è legato al generale Haftar e tra i suoi principali sostenitori vi sono Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia.

Dopo una serie di battute d’arresto militari, l’Esercito Nazionale Libico (LNA) di Haftar sta affrontando il crollo di un’offensiva che va avanti da 14 mesi, ovvero da quando, il 4 aprile dello scorso anno, il generale di Tobruk ha dichiarato l’assedio contro la capitale. Sulla scia dei recenti insuccessi, l’Egitto ha proposto, il 6 giugno, l’introduzione di un cessate il fuoco,un’iniziativa per favorire al più presto la soluzione del conflitto libico. Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, dopo una lunga conversazione con l’alleato Haftar, ha poi sollecitato il sostegno internazionale e ha invitato le Nazioni Unite convocare le parti per nuovi colloqui. La cosiddetta “Iniziativa del Cairo” chiede il ritiro di “tutti i mercenari stranieri dal territorio libico, lo smantellamento delle milizie e la consegna delle loro armi”. In questo modo, a detta di al-Sisi, l’LNA sarà in grado di mantenere la sicurezza nel Paese. 

Pertanto, dallo scorso 10 giugno, sono ripresi i dialoghi tra le fazioni belligeranti sotto l’egida delle Nazioni Unite, nel quadro del Comitato 5+5. Quest’ultimo ha visto l’istituzione di un tavolo di negoziato, alla presenza di cinque rappresentanti per parte, con l’obiettivo di raggiungere una soluzione politica al conflitto. L’iniziativa era stata inaugurata a seguito della Conferenza di Berlino del 20 gennaio e si era svolta a Ginevra il 3 febbraio. Nonostante l’ottimismo iniziale, i colloqui si erano interrotti dopo poco a causa della ripresa delle offensive.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.