Siria: attacco con drone uccide 2 comandanti affiliati ad Al-Qaeda

Pubblicato il 15 giugno 2020 alle 15:24 in Medio Oriente Siria

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Un attacco nella Siria nordoccidentale, compiuto per mezzo di droni, ha ucciso due comandanti di un gruppo affiliato ad Al-Qaeda, nella giornata di domenica 14 giugno. Queste le rivelazioni dellOsservatorio siriano per i diritti umani, il quale ha specificato che loperazione, condotta contro lultimo grande bastione ribelle in Siria, ovvero la provincia di Idlib, sarebbe stata effettuata dagli Stati Uniti. Tuttavia, un portavoce della coalizione internazionale a guida USA, che combatte contro i militanti jihadisti in Siria e in Iraq, ha riferito allagenzia di stampa Agence France Presse che la coalizione “non ha condotto attacchi aerei nella Siria nordoccidentale nelle ultime settimane”.

Il capo dell’Osservatorio siriano, Rami Abdel Rahman, ha specificato che i due comandanti uccisi corrispondono a Qassam Al-Urdoni, un leader militare giordano, e a Bilal Al-Sanani, leader ribelle yemenita appartenente al gruppo Hurras al-Deen. Entrambi sono stati uccisi quando un missile, lanciato da un drone che sorvolava la provincia, ha colpito la loro auto. Il gruppo Hurras Al-Deen, collegato ad Al-Qaeda, ha operato a lungo nella Siria nordoccidentale, dove lorganizzazione terroristica mantiene ancora il controllo su alcune parti dei governatorati di Idlib, Hama e Latakia. Più di recente, i terroristi hanno effettuato attacchi contro le truppe dell’Esercito arabo siriano (SAA) presso l’asse di Tanjara, nella regione di Hama, nella pianura di Al-Ghaab.

Se dovesse essere ufficialmente confermato che lattacco di domenica sia stato condotto dalla coalizione a guida statunitense, sarebbe la prima volta, dall’ottobre 2019, che lalleanza anti-Isis torna ad operare. Lultimo episodio risale al 26 ottobre, quando gli Stati Uniti hanno comandato loperazione contro lallora leader dello Stato Islamico, Abu Bakr Al-Baghdadi, avvenuta in Siria in seguito a un raid aereo notturno.

La regione di Idlib, che ospita attualmente circa 3 milioni di persone, è dominata dal gruppo Hayat Tahrir al-Sham, conosciuto anche come al-Qaeda in Siria. Si tratta di una formazione militante salafita attualmente attiva e coinvolta nella guerra civile siriana. Nel governatorato, tuttavia, sono presenti anche altre organizzazioni militanti, tra cui il suddetto Hurras al-Deen e altri gruppi ribelli. Questi vengono presi di mira non solo dagli attacchi aerei della coalizione internazionale, ma anche da quelli del governo siriano e del suo alleato russo. Nella regione, inoltre, interviene la vicina Turchia che, l’11 giugno, ha inviato nuovi rinforzi e ha istituito una nuova postazione di controllo a Jabal al-Zawiya, nella periferia meridionale di Idlib, che va ad aggiungersi alle circa 60 già stabilite. Tale mossa è giunta in un momento in cui il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan ha affermato che il suo Paese non consentirà di nuovo che la Siria settentrionale si trasformi in un’area di conflitto.

Il governatorato è soggetto all’accordo raggiunto da Mosca e Ankara il 5 marzo scorso. In tale data, il presidente turco ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno concordato un cessate il fuoco per la regione Nord-occidentale di Idlib, con il fine ultimo di facilitare il ritorno di rifugiati e sfollati siriani. La tregua è stata pressoché rispettata nel corso degli ultimi mesi, ad eccezione di sporadiche violazioni commesse dalle forze del governo siriano.

La minaccia terroristica va ad aggiungersi al perdurante conflitto, scoppiato il 15 marzo 2011. Il cessate il fuoco del 5 marzo è stato accolto con scetticismo dai residenti, che hanno visto innumerevoli iniziative naufragare negli ultimi anni, e temono che presto assisteranno a nuove offensive. Tuttavia, nonostante le sporadiche violazioni, l’interruzione dei combattimenti ha concesso a più di 281.709 siriani di ritornare nelle proprie abitazioni ad Aleppo e Idlib, secondo i dati riferiti il 27 maggio dal Response Coordination Group, ma, stando alle informazioni fornite dalla medesima organizzazione, sono 1.041.233 i cittadini costretti a sfollare da tali aree a seguito delle continue offensive ed operazioni militari condotte precedentemente.

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Chiara Gentili

di Redazione

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