Libia: l’Italia accetta la richiesta di Serraj e avvia la bonifica dalle mine

Pubblicato il 15 giugno 2020 alle 20:00 in Italia Libia

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La missione italiana bilaterale di assistenza e supporto in Libia, la MIASIT, ha partecipato a un incontro con il centro antimine della Libia, il LibMAC, e con una squadra di ingegneri libici, per discutere della bonifica dalle mine nei dintorni di Tripoli. 

È quanto rivelato, domenica 14 giugno, dall’Ambasciata italiana in Libia sul proprio profilo Twitter, dove ha altresì annunciato che i partecipanti all’incontro hanno avviato i lavori per lo svolgimento delle attività umanitarie per lo sminamento dei territori tripolini. 

Nella stessa giornata, il Libya Observer ha rivelato che anche il Ministero della Difesa della Turchia ha annunciato di aver avviato le proprie attività di sminamento a Sud di Tripoli, dove, secondo quanto reso noto, le forze guidate dal generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Haftar, hanno posizionato mine e ordigni esplosivi. 

Per quanto riguarda le attività di sminamento della Turchia, il Libya Observer ha specificato che l’esercito turco avrà il compito di formare e fornire assistenza all’esercito del governo di Tripoli (GNA), il quale aveva chiesto l’aiuto di Ankara. In aggiunta, il sito di informazione sottolinea che la richiesta di Tripoli era giunta al fine di agevolare il rientro dei cittadini che avevano lasciato le proprie dimore, attualmente impossibilitati a tornare data la presenza di mine e ordigni esplosivi. Pochi giorni prima, l’11 giugno, il Daily Sabah aveva annunciato l’inizio delle operazioni di sminamento dell’esercito turco. 

Secondo le stime del GNA, rivelate dal sito di informazione turco, circa 27 cittadini sono morti e 40 sono rimasti feriti in seguito all’esplosione di mine nei dintorni di Tripoli. 

A tale riguardo, l’ONG Human Rights Watch aveva denunciato, lo scorso 3 giugno, l’installazione, avvenuta nelle settimane precedenti, di mine e trappole da parte delle forze di Haftar, nel quadro dell’offensiva volta alla conquista di Tripoli, avviata il 4 aprile 2019. Nello specifico, secondo quanto rivelato, gli ordigni erano stati posizionati dai militari dell’LNA e da combattenti stranieri mentre si ritiravano verso Sud. 

Già lo scorso 25 maggio, segnala la ONG, la Missione delle Nazioni Unite di supporto in Libia, la UNSMIL, aveva espresso la propria preoccupazione a seguito delle testimonianze di cittadini dei quartieri tripolini di Ain Zara e Salahuddin morti o rimasti feriti a causa dell’esplosione di ordigni posizionati all’interno o nei dintorni delle proprie dimore. Successivamente, il 29 maggio, gli alleati del Governo di accordo nazionale avevano condiviso su Twitter alcune immagini che ritraevano quattro tipi mine, di manifattura russa o sovietica, rinvenute nei pressi di Tripoli. Secondo gli alleati del GNA, gli ordigni erano stati installati presso i quartieri di Ain Zara, Al-Khilla, Salahuddin, Sidra, e Wadi al-Rabi da un’azienda di mercenari privata, la Wagner, ritenuta connessa al Cremlino e sostenitrice delle forze di Haftar. L’azienda non ha rilasciato commenti. 

La bonifica delle aree a Sud di Tripoli dalle mine era stata al centro del vertice telefonico che, lo scorso 30 maggio, il presidente del consiglio presidenziale del governo tripolino, Fayez al-Sarraj, aveva avuto con il suo omologo italiano, Giuseppe Conte. Nello specifico, in tale occasione, Sarraj aveva richiesto a Conte un aiuto nel bonificare le aree residenziali a Sud di Tripoli dove Haftar e le sue forze hanno installato ordigni esplosivi e mine. 

In aggiunta, i due avevano ribadito il reciproco rifiuto per l’opzione militare, sottolineando come l’unica soluzione possibile passi attraverso la via politica e avevano discusso delle offensive condotte contro Tripoli e della produzione del petrolio. Da parte sua, Conte aveva espresso la propria preoccupazione in merito al continuo arrivo di armi in Libia, inviate da parte di Stati terzi, ribadendo come l’Italia spinga per la ripresa di un processo politico in linea con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e delle conclusioni della Conferenza di Berlino. A tale riguardo, Sarraj aveva dichiarato che anche per il governo di Tripoli è cruciale il raggiungimento di una soluzione politica, ma che ciò sarà possibile soltanto dopo aver fermato l’offensiva del generale dell’LNA, Khalifa Haftar. In aggiunta, il presidente del GNA aveva dichiarato che le armi provenienti da Stati terzi sono dirette all’LNA e al governo di Tobruk. 

La guerra civile in Libia è scoppiata il 15 febbraio 2011. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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