Libia: per la Francia l’atteggiamento della Turchia è “inaccettabile”

Pubblicato il 15 giugno 2020 alle 16:11 in Francia Libia

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Un alto funzionario dell’ufficio presidenziale della Francia ha rivelato che per Parigi l’intervento della Turchia in Libia è “inaccettabile”, accusando altresì il rappresentante turco presso la NATO di aver violato l’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite. 

È quanto rivelato, domenica 14 giugno, da Arab News, il quale ha altresì specificato che le accuse di Parigi derivano dal fatto che, secondo quanto rivelato, la Turchia abbia inviato sette navi da guerra a largo delle coste libiche e violato l’embargo sulle armi. In aggiunta, l’alto funzionario, il quale ha rilasciato tali dichiarazioni in condizioni di anonimato, ha sottolineato di ritenere che la Turchia si stia comportando in modo inaccettabile e che Ankara stia sfruttando la propria posizione nella NATO. In tale contesto, secondo quanto dichiarato, la Francia non potrà rimanere ferma.  

Tale argomento, ha rivelato l’alto funzionario, è già stato nei giorni scorsi al centro di un vertice telefonico tra il presidente della Francia, Emmanuel Macron, e il suo omologo statunitense, Donald Trump, e verrà altresì riproposto in vista del prossimo vertice con gli Alleati della NATO.  

Secondo le ricostruzioni di Arab News, le dichiarazioni di Parigi sono giunte in risposta a quanto avvenuto lo scorso mercoledì 10 giugno, quando una nave da guerra turca aveva impedito a una delle imbarcazioni della missione europea volta a far rispettare l’embargo sulle armi imposto in Libia, l’Operazione Irini, di ispezionare una nave cargo sospetta, intercettata a largo delle coste libiche. 

Per quanto riguarda le attività della Turchia in Libia, lo scorso 11 giugno il quotidiano al-Arabiya aveva annunciato l’apertura da parte di Ankara di un ponte aereo con Tripoli. In particolare, il Governo di accordo nazionale (GNA), aveva annunciato che quattro aerei militari turchi C130 erano atterrati a Misurata e che altri tredici avevano sorvolato i cieli libici. Parallelamente, il Middle East Eye, citando, a sua volta, il quotidiano turco Yeni Şafak, sostenitore del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva rivelato le intenzioni di Ankara di stabilire due basi militari in Libia. Secondo quanto reso noto, la prima base potrà essere quella di al-Watiya, situata nell’Ovest della Libia a 27 km dal confine tunisino, la quale potrà diventare un centro strategico da cui verranno dispiegati droni armati e di monitoraggio, i quali godranno della copertura dei sistemi di difesa turchi. Controllare al-Watiya potrebbe consentire a Erdogan di influenzare le politiche in Tunisia e Algeria e di svolgere un ruolo rilevante nella “mappa dei corridoi del gas naturale”La seconda base, invece, potrà essere istituita a Misurata, e, anche in questo caso, si tratterebbe di un hub strategico ed essenziale in caso di escalation delle tensioni in materia di gas naturale con la Grecia. 

Nel frattempo, lo scorso 10 giugno, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, aveva discusso della situazione in Libia con il segretario della NATO, Jens Stoltenberg, il quale aveva a sua volta, il 14 maggio, annunciato il sostegno dell’Alleanza Atlantica al governo di Tripoli. 

La guerra civile in Libia è scoppiata il 15 febbraio 2011. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.     

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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