Libano: il premier accusa le opposizioni di sollecitare le proteste

Pubblicato il 15 giugno 2020 alle 11:35 in Libano Medio Oriente

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Il primo ministro libanese, Hassan Diab, ha accusato i suoi oppositori politici della profonda crisi finanziaria che ha colpito il Paese e dei rinnovati disordini civili. Le sue dichiarazioni sono emerse durante un discorso televisivo, pronunciato sabato 13 giugno, durante il quale il premier ha affermato che le proteste vengono alimentate da oppositori politici che cercano di sabotare gli sforzi del governo per reprimere la corruzione.

“Alcuni stanno cercando nuovamente di sfruttare la situazione”, ha dichiarato Diab. “Hanno diffuso voci e bugie e hanno contribuito ad approfondire la crisi della lira libanese, provocando un suo crollo e spingendo la gente per le strade”, ha aggiunto.

Le proteste in Libano si sono riaccese giovedì 11 giugno, dopo che la valuta nazionale è affondata a nuovi valori minimi. La rabbia crescente contro lincapacità del governo di contenere la crisi economica e di risollevare le condizioni di vita dei cittadini hanno portato centinaia di persone a manifestare per le strade della capitale, Beirut, e di altre città libanesi. La lira ha perso oltre il 70% del suo valore da ottobre 2019, quando il Paese, già affossato da un debito sovrano pari a circa il 170% del PIL, si è ritrovato immerso in una crisi finanziaria che ha aumentato i prezzi, ridotto i posti di lavoro e introdotto controlli sui capitali che hanno impedito alle persone di accedere ai loro risparmi in dollari. Oltre ad un tasso di disoccupazione giunto al 35%, il Libano deve dunque far fronte ad una crescente svalutazione della lira rispetto al dollaro che, l’11 giugno, ha raggiunto la soglia di 5.000 lire. La tendenza sembra tuttavia essersi leggermente invertita da venerdì 12 giugno, quando il governo di Beirut ha annunciato che la Banca centrale avrebbe iniettato dollari sul mercato lunedì 15 giugno.

Il crollo sembra riflettere la crescente carenza di valuta estera sul mercato e la mancanza di fiducia nella gestione della crisi da parte del governo. Sabato 13 giugno, almeno 49 persone sono rimaste ferite a Tripoli, una delle città libanesi più duramente colpite, in seguito allesplosione di scontri tra manifestanti e forze di sicurezza. Le immagini e i video diffusi sui social media mostrano i cittadini dare fuoco ai veicoli, bloccare le strade con pneumatici e rifiuti bruciati, invocare le dimissioni immediate di Diab e del suo governo.

La perdurante crisi finanziaria in Libano risulta ulteriormente aggravata dalle conseguenze sociali ed economiche della pandemia di coronavirus. Tale situazione, che nel corso degli ultimi mesi ha causato un’impennata dei prezzi, anche per i beni di prima necessità, e una crescente diminuzione dei salari minimi, alcuni dei quali ridotti del 60%, rappresenta una delle maggiori minacce per la stabilità del Paese dopo la guerra civile del 1975-1990. 

La responsabilità di tale crisi, a detta della popolazione, è del governo, di cui si richiedono le dimissioni, e della Banca centrale, che si è fatta promotrice, negli ultimi mesi, di una serie di misure altamente restrittive ma inefficaci. La squadra di Diab, per risolvere la situazione, ha intrapreso trattative con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), a cui sono stati chiesti circa 20 miliardi di dollari, e ha delineato un piano di salvataggio che prevede l’immissione di circa 10 miliardi di dollari di aiuti nel sistema finanziario. Tuttavia, i nuovi disordini civili potrebbero complicare i colloqui in corso tra Beirut e il Fondo Monetario Internazionale e, per il momento, non ci sono ancora stati segnali chiari di un imminente accordo tra le parti.

La popolazione libanese era scesa in piazza, pacificamente, il 17 ottobre, chiedendo le dimissioni del governo, una nuova legge elettorale ed elezioni anticipate, con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere, ritenuta responsabile della crisi economica e finanziaria. Uno dei risultati è stato rappresentato dalle dimissioni dell’ex premier Saad Hariri, del 29 ottobre, cui hanno fatto seguito settimane di attesa per una personalità indipendente in grado di assumere la guida del governo. Successivamente, il presidente, Michel Aoun, il 19 dicembre, ha conferito all’ex ministro dell’Istruzione, Hassan Diab, sostenuto dal movimento sciita di Hezbollah, l’incarico di formare un nuovo governo per il Paese, annunciato poi il 21 gennaio. Tuttavia, le aspettative del popolo libanese non sono state ancora state soddisfatte.

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Chiara Gentili

di Redazione

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