Israele: approvata la costruzione delle “Alture di Trump”

Pubblicato il 15 giugno 2020 alle 13:13 in Israele Medio Oriente

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Il ministro degli Insediamenti israeliano, Tzipi Hotovely, ha dichiarato che il governo di Tel Aviv ha approvato i piani per la costruzione di “Ramat Trump”, il nuovo villaggio che verrà edificato sulle alture del Golan e prenderà il nome dal presidente degli Stati Uniti. Linsediamento, che in ebraico significa Alture di Trump, ospiterà circa 300 famiglie israeliane, ha scritto su Facebook il Ministero, specificando che verrà realizzato sul villaggio attualmente noto come Bruchim, costruito intorno al 1991.

Secondo i media israeliani, il piano prevede lo stanziamento di circa 2,3 milioni di dollari, da impiegare nello sviluppo dell’insediamento. In una riunione di gabinetto, svoltasi domenica 14 giugno, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele inizierà a compiere presto passi concreti per stabilire la comunità di Ramat Trumpsulle Alture del Golan, la cui sovranità israeliana è stata riconosciuta dal presidente Trump”.

Lo sviluppo del nuovo insediamento non sarà facile. Circondato da erba alta e mine antiuomo, il villaggio si trova a circa 20 km dal confine siriano e mezz’ora di auto dal più vicino insediamento israeliano, Kiryat Shmona, dove 20.000 coloni ebrei vivono vicino al confine con il Libano.

Israele ha catturato le Alture del Golan dalla Siria nella guerra del 1967, la cosiddetta Guerra dei Sei Giorni, e le ha annesse nel 1981. La stragrande maggioranza della comunità internazionale considera la mossa illegale ai sensi del diritto internazionale. Tuttavia, il 25 marzo 2019, a Washington, durante un incontro con il primo ministro israeliano, il presidente americano, Donald Trump, ha firmato un decreto nel quale gli Stati Uniti hanno dichiarato di riconoscere la sovranità israeliana sulle Alture, un’iniziativa in controtendenza rispetto a decenni di politica americana. Il decreto ha formalizzato la dichiarazione di Trump del 21 marzo 2019, con la quale il presidente degli USA aveva affermato che era giunto il momento per gli Stati Uniti “di riconoscere pienamente” la sovranità israeliana sul Golan. La decisione americana è stata accolta con grande fervore in Israele. Per di più, la mossa era già stata preceduta dalla controversa decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, il 6 dicembre 2017, e di trasferire nella città l’ambasciata americana, la cui inaugurazione è avvenuta il 14 maggio 2018.

Secondo i dati israeliani, quasi 50.000 persone vivono nelle Alture del Golan, tra cui circa 22.000 coloni ebrei e quasi 25.000 residenti arabi drusi. L’area ospita piccole attività impiegate nei settori dell’agricoltura e del turismo, ma per il resto possiede poca industria.

A maggio, Israele ha accelerato i piani per l’annessione di gran parte della Cisgiordania occupata, in linea con il cosiddetto piano per il Medio Oriente, presentato il 28 gennaio 2020 dal presidente Trump. Il piano prevede una soluzione a due Stati ma dà a Israele il via libera per lannessione dei propri insediamenti, situati nei territori palestinesi, e di aree strategiche della Cisgiordania. Per gran parte della comunità internazionale, tale mossa equivale a una violazione del diritto internazionale e schiaccia le aspirazioni del popolo palestinese.

Nello specifico, Israele prevede di annettere i territori della Cisgiordania e, in particolare, la Valle del Giordano e del Mar Morto settentrionale entro il primo luglio prossimo. Si tratta di un progetto presentato dal premier Netanyahu ed appoggiato, seppur con riserve, dal suo ex-rivale, Benny Gantz, suo vice in un governo di unità nazionale. Il governo israeliano non considera i territori palestinesi “occupati” e sostiene che in tali aree non si possa applicare il diritto internazionale di guerra, con riferimento alla Convenzione di Ginevra. Il riconoscimento dell’occupazione precluderebbe ad Israele un’eventuale legalità di qualsiasi futura annessione. Dal canto suo, la popolazione palestinese cerca una soluzione politica al conflitto in Medio Oriente e reclama la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967. L’obiettivo finale è creare uno Stato indipendente, con Gerusalemme Est come capitale. Israele riconosce l’intera città come capitale ufficiale del Paese.

Nel 1993, con gli Accordi di Oslo, è stata altresì stabilita una soluzione a due Stati, secondo cui potrebbero essere creati due Paesi in grado di coesistere accanto all’altro, ovvero Israele da una parte e la Palestina dall’altra, con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa tra i due. Tuttavia, se Israele riuscirà ad annettere i territori reclamati, come evidenziato anche dalle Nazioni Unite, il pericolo è che la soluzione a due Stati venga compromessa, alimentando rabbia e preoccupazione anche a livello internazionale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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