Finanziamenti venezuelani al Movimento 5 Stelle: la stampa spagnola pubblica le prove

Pubblicato il 15 giugno 2020 alle 12:27 in Italia Venezuela

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Nicolás Maduro avrebbe dato la sua autorizzazione nel 2010 a inviare una valigia contenente 3,5 milioni di euro al Consolato venezuelano di Milano per finanziare in nero il Movimento 5 Stelle (M5S), partito nato nell’ottobre 2009 e attualmente al governo in Italia. Ciò si riflette nei documenti classificati come segreti della direzione generale dell’intelligence militare del paese sudamericano a cui il quotidiano spagnolo ABC ha avuto accesso. L’attuale presidente del Venezuela era allora ministro degli Esteri di Hugo Chávez.

Il console venezuelano a Milano, Gian Carlo di Martino, fungeva da intermediario prima che il destinatario finale, Gianroberto Casaleggio, ricevesse il denaro in contanti. Il documento indica Casaleggio come “promotore di un movimento rivoluzionario e anticapitalista di sinistra nella Repubblica italiana”.

Casaleggio, cofondatore del Movimento morto nel 2016, è considerato l’ideologo dell’M5S. Il Movimento ha sempre respinto l’inquadramento nella divisione dicotomica della politica tradizionale tra sinistra e destra e si definisce “una libera associazione di cittadini”, tuttavia Caracas interpretava la formazione di Grillo e Casaleggio come “ideologicamente affine”.

I 3,5 milioni di euro, provenienti dai proventi del petrolio, sarebbero stati inviati “in modo sicuro e segretamente attraverso la borsa diplomatica”, come si evince letteralmente dal dossier dell’intelligence militare che all’epoca dirigeva Hugo Carvajal, latitante dallo scorso novembre, quando la magistratura spagnola approvò la sua estradizione negli Stati Uniti. La giustizia americana lo sta indagando per crimini legati al traffico di droga e alla fornitura di armi ai guerriglieri delle FARC colombiane. Carvajal fuggì dalla Spagna senza che le autorità giudiziarie e di polizia lo impedissero.

La somma per finanziare il Movimento 5 Stelle proveniva dai fondi riservati amministrati dall’allora ministro degli Interni e oggi vicepresidente dell’Economia, Tareck el Aissami, come si evince dal testo dell’invio pubblicato da ABC. El Aissami è uno dei principali alleati di Maduro e una delle figure di spicco della leadership chavista; soggetto a sanzioni americane ed europee, dal 2019 il vicepresidente veneazuelano è ricercato dalla giustizia statunitense per narcotraffico. 

Secondo l’inchiesta di ABC, la nota dell’intelligence militare è il risultato di un incidente interno al Consolato venezuelano a Milano. Un attaché militare aveva trovato la valigia con i 3,5 milioni di dollari e l’aveva portata all’attenzione di Hugo Carvajal. Quest’ultimo ha indagato sull’origine e sul motivo della spedizione, ritenendola valida “a posteriori”. La spedizione si conclude come segue: “Sono state impartite istruzioni verbali al nostro funzionario in Italia per non continuare a riferire sulla questione, che potrebbe diventare un problema diplomatico [tra Italia e Venezuela]”.

Il governo venezuelano ha scelto di non rispondere alle domande che ABC ha inviato a Maduro ed El Aissami. Anche l’attuale leader del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, il suo ex capo politico, Luigi Di Maio, il console venezuelano a Milano, Gian Carlo di Martino e lo stesso Beppe Grillo, sono stati contattati sulla vicenda prima della pubblicazione. “Nessuno di loro ha risposto alle domande di questo giornale” – commenta Marcos García Rey, autore dell’inchiesta. Fonti diplomatiche venezuelane, contattate dalla stampa italiana, affermano che il documento sia “un falso”.

Il governo di Roma è uno dei tre membri dell’Unione Europea – insieme a Cipro e Slovacchia – che non ha riconosciuto la legittimità di Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela. “Non riteniamo opportuno affrettarsi a riconoscere l’investitura che in ogni caso non è risultato di un processo elettorale” – ha dichiarato Giuseppe Conte all’inizio del 2019 in risposta a un tweet di Matteo Salvini in cui l’allora ministro dell’Interno ha etichettato Maduro come “dittatore rosso”.

“L’Italia non riconosce Juan Guaidó perché siamo totalmente contrari al fatto che un Paese o un gruppo di Paesi terzi possa determinare le politiche interne di un altro Paese” – ha affermato all’epoca il sottosegretario del Ministero degli Affari Esteri ed esponente del Movimento 5 stelle, Manlio di Stefano. Ha aggiunto che il partito non ha previsto di allinearsi con le posizioni assunte dalle istituzioni comunitarie come il Parlamento europeo. Di Stefano, insieme ad altri membri dell’M5S in posizioni ufficiali, aveva guidato una delegazione del partito a Caracas nel 2017 per partecipare agli eventi commemorativi del quarto anniversario della morte di Hugo Chávez. La delegazione era dalla vicepresidente del Venezuela, Delcy Rodríguez.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

 

 

di Redazione

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