Brexit: vertice tra Johnson e Von Der Leyen

Pubblicato il 15 giugno 2020 alle 18:15 in Europa UK

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Il primo ministro del Regno Unito, Boris Johnson, ha avuto un vertice in videoconferenza con la presidente della Commissione europea, Ursula von Der Leyen, con cui ha discusso del futuro delle relazioni tra Londra e Bruxelles nel post-Brexit. 

Nel corso del colloquio, secondo quanto rivelato dalla BBC, i due vertici hanno concordato sulla necessità di rilanciare il negoziato tra Regno Unito e Unione Europea, attualmente in una fase di stallo, riconosciuta da ambo le parti. Nello specifico, sia Johnson sia Von der Leyen hanno dichiarato di ritenere che nell’ultimo anno non vi siano stati grandi progressi nel processo di negoziato volto a stabilire le relazioni commerciali tra le due parti in seguito all’uscita del Regno Unito dal blocco comunitario. 

In tale clima, i due hanno assunto l’impegno di lavorare duramente per raggiungere un accordo entro la fine del 2020, così da definire il quadro delle relazioni bilaterali. Da parte sua, la presidente della Commissione ha dichiarato di concordare sulla necessità di raggiungere il risultato migliore per i cittadini. In aggiunta, Bruxelles ha preso nota della decisione di Londra di non prorogare i termini del periodo di transizione in seguito all’uscita dall’UE, i quali scadranno il prossimo 31 dicembre.  

A tale riguardo, sia il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, sia il presidente del Parlamento, David Sassoli, hanno dichiarato che il raggiungimento di un accorso tra Londra e Bruxelles è interesse di ambo le parti. 

Al termine dell’incontro in videoconferenza, Johnson e Von Der Leyen hanno rilasciato un comunicato congiunto, attraverso il quale hanno dichiarato di aver apprezzato la discussione costruttiva avviata su futuro delle relazioni bilaterali, per le quali si rivela necessario un nuovo slancio. 

In tale ottica, i due hanno altresì deciso di intensificare i momenti di dialogo nel mese di luglio, quando vi sarà un insieme di incontri formali e riunioni di team di esperti più ristretti nel numero, sia a Londra sia a Bruxelles, se possibile.  

Il Regno Unito ha lasciato l’Unione Europea alle 23:00, ora locale, del 31 gennaio. Di fatto, Londra ha lasciato l’Unione, ma è entrata in un periodo di transizione che durerà per almeno 11 mesi, durante i quali i negoziatori dovranno definire le future relazioni tra il Regno Unito e l’Unione. Al momento, quindi, il rapporto tra il blocco e la Gran Bretagna è tutto da definire. In particolare, rimane da decidere l’eventuale adozione da parte di UE e Gran Bretagna di un accordo che faciliti il commercio, specie se di mercato unico. Un’intesa per rendere più agibile il commercio è probabile ma non certa. L’UE rimane il maggior partner commerciale del Regno Unito ed accedere al mercato unico è l’obiettivo finale del governo britannico. 

Tuttavia, secondo il Financial Timessono in aumento le possibilità del mancato raggiungimento di un accordo post-Brexit tra Londra e Bruxelles. Ciò deriva dallo stallo del processo di negoziato tra il capo negoziatore di Bruxelles, Michel Barnier, e il suo omologo britannico, David Frost. Lo scorso 5 giugno, si è chiuso il quarto round di negoziati tra l’Unione Europea e il Regno Unito volto a definire le relazioni commerciali bilaterali post-Brexit. Al termine dell’ultimo incontro, l’ultimo prima del vertice di lunedì 15 giugno tra il premier di Londra, Boris Johnson, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e altri funzionari dell’UE, il capo negoziatore di Bruxelles, Michel Barnier, aveva dichiarato di non aver ottenuto grandi progressi. In particolare, secondo Barnier il dialogo non aveva portato ad alcun progresso in nessuno dei quattro argomenti chiave del negoziato tra le due parti. Dall’altra parte, anche il capo negoziatore del Regno Unito, David Frost, aveva riconosciuto che i progressi raggiunti nel dialogo sono minimi, aggiungendo altresì di essere vicini al limite di quanto ottenibile dagli incontri via remoto. 

In tale quadro, lo scorso 10 giugno, il Guardian aveva rivelato la possibilità che il Parlamento europeo decida di porre il veto sull’eventuale accordo commerciale post-Brexit tra UE e Regno Unito, in caso di assenza di solidi meccanismi di salvaguardia. In particolare, il veto potrà giungere in caso di assenza di garanzie sulla parità di condizioni in materia di concorrenza e standard comuni in ambito ambientale e relativo alla tutela dei lavoratori.  La parità di condizioni rappresenta, insieme alla pesca, alla governance e al quadro normativo e securitario, uno dei quattro argomenti chiave su cui è in stallo il negoziato tra le due parti. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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