Algeria: visita a sorpresa di una delegazione libica inviata da Haftar

Pubblicato il 15 giugno 2020 alle 9:03 in Algeria Libia

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Il presidente algerino, Abdelmajdid Tebboune, ha accolto nella capitale, Algeri, il capo della Camera dei rappresentati libica di Tobruk, Aguila Saleh, e la sua delegazione, per discutere dell’intenzione di mediare una pace tra il generale Khalifa Haftar e il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli. Saleh è atterrato all’aeroporto internazionale di Algeri sabato 13 giugno e, ad accoglierlo, c’erano Suleiman Shanin, capo dell’Assemblea nazionale del popolo, prima camera del parlamento algerino, e il ministro degli Esteri, Sabri Boukadoum.

Nonostante i contenuti dell’incontro non siano ancora stati resi pubblici, l’ufficio presidenziale algerino ha confermato la visita pubblicando una nota ufficiale, domenica 14 giugno, in cui si legge: “Il presidente Abdelmadjid Tebboune sta attualmente ricevendo il capo della Camera dei rappresentanti libica, Aguila Saleh, e la sua delegazione”.

La visita giunge dopo la perdita, da parte dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal comandante Khalifa Haftar, di alcune posizioni chiave in Libia, incluso il fallito tentativo di conquistare Tripoli, che continua ad essere sotto il controllo del GNA. In più, sfruttando il momento propizio, l’esercito del Governo di Accordo Nazionale si è impegnato nella conquista della città costiera di Sirte, considerata il punto di partenza per la liberazione delle aree orientali e meridionali libiche, poste sotto il dominio di Haftar. Le truppe di Tripoli stanno continuando ad inviare rinforzi presso gli assi di combattimento ad ovest di Sirte per completare uno degli obiettivi principali dell’operazione “Sentieri della vittoria”, volta non solo alla conquista di tale città, ma anche a quella della base di al-Jufra e di altre aree circostanti. Gli ultimi sviluppi hanno portato Washington, l’11 giugno, ad esortare le parti in campo a raggiungere un cessate il fuoco, sotto l’egida delle Nazioni Unite e nel quadro delle proposte avanzate con la conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020. Queste sono ritenute l’unica strada perseguibile per riportare stabilità in Libia ed evitare “ripercussioni umanitarie”.

Tebboune ha più volte sottolineato la sua intenzione di ospitare colloqui di pace nel tentativo di porre fine al conflitto libico. Venerdì 12 giugno, secondo quanto riportato dal quotidiano The New Arab, il presidente algerino ha dichiarato che “la soluzione in Libia non sarà militare” e ha aggiunto che l’Algeria “si trova alla stessa distanza da tutti i partiti libici”. L’Algeria, che condivide con la Libia circa 1.000 km di confine, sta cercando di imporsi come mediatore chiave nella risoluzione della questione libica, che mette a rischio l’intera stabilità regionale. Il 23 gennaio, Algeri ha ospitato un incontro tra i ministri degli Esteri di 6 Paesi africani, ovvero Egitto, Tunisia, Sudan, Ciad, Mali e Niger, per cercare di favorire la pace nel Nordafrica e l’inclusione di tutti i vicini della Libia nei negoziati sulla fine del conflitto. 

In tale quadro, il presidente algerino Tebboune, a inizio gennaio, ha espresso un forte desiderio di allontanarsi da qualsiasi soluzione militare in Libia, invitando tutti i Paesi e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad assumersi le proprie responsabilità, facendo rispettare un cessate il fuoco immediato e ponendo fine all’escalation militare a Tripoli. Per i leader algerini, la Libia rappresenta un’opportunità per guadagnare legittimità internazionale dopo la caduta dellex presidente Abdelaziz Bouteflika e del vecchio regime. Tebboune, dal canto suo, sta provando ad utilizzare il conflitto per rafforzare la sua posizione e il suo ruolo istituzionale.

Lo scoppio delle tensioni in Libia è da far risalire al 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile che, nonostante la caduta del dittatore Muammar Gheddafi, avvenuta nell’ottobre dello stesso anno, non hanno portato alla transizione democratica auspicata. Gli schieramenti principali che si affrontano sono il governo di Tripoli e quello di Tobruk. Il primo è nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 ed è guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj. Si tratta dell’unico esecutivo legittimo riconosciuto dalle Nazioni Unite e riceve il sostegno di Italia, Qatar e Turchia. Il secondo è legato al generale Haftar e tra i suoi principali sostenitori vi sono Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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