Yemen: il Consiglio di transizione meridionale sequestra miliardi al governo

Pubblicato il 14 giugno 2020 alle 18:25 in Medio Oriente Yemen

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Il Consiglio di transizione meridionale (STC) ha sequestrato miliardi di riyal destinati alla Banca centrale yemenita al porto di Aden, la capitale provvisoria del Paese, in un ulteriore tentativo di indebolire il governo legittimo appoggiato dall’Arabia Saudita del presidente, Rabbo Mansour Hadi, il 13 giugno. Il STC, che è sostenuto, invece, dagli Emirati Arabi Uniti (UAE), ha affermato che le azioni intraprese rientrano in una serie di misure volte ad interrompere fonti di corruzione e a prevenire l’utilizzo di denaro pubblico per sostenere il terrorismo.

In una dichiarazione della stessa giornata, la stessa Banca centrale yemenita ha comunicato che forze leali al STC hanno sequestrato il convoglio mentre cercava di lasciare il porto e ha minacciato “gravi conseguenze” per tale gesto, senza, tuttavia, dichiarare ufficialmente a quanto ammontasse la somma confiscata. Secondo Reuters, una fonte governativa non specificata avrebbe affermato che il mezzo trasportava 64 miliardi di riyal in banconote che erano state stampate per il governo yemenita in Russia, un’ulteriore informatore del governo ha poi dichiarato che il denaro sarebbe stato portato in una base militare e ha definito il gesto “pirateria”.

Come riportato dall’agenzia turca Anadolu News Agency, il 14 giugno, il ministro degli Esteri yemenita, Mohammad Al-Hadhrami, ha dichiarato che i fatti del giorno precedente hanno dimostrato chiaramente che il STC si è ritirato dagli Accordi di Riad, stipulati lo scorso 5 novembre 2019 con il governo di Hadi. Al-Hadhrami ha poi aggiunto che la comunità internazionale dovrebbe riconoscere il STC come un’entità ribelle priva di legittimità e che l’Arabia Saudita dovrebbe esporsi chiaramente nei confronti dell’atteggiamento contraddittorio dei separatisti, in quanto tutore degli accordi di Riad. Secondo tale intesa, i separatisti e le regioni a Sud avrebbero dovuto unirsi ad un nuovo esecutivo nazionale guidato da Hadi, mettendo le proprie forze armate a servizio di tale governo. Così facendo, avrebbero posto fine ai combattimenti tra le due fazioni che avevano interessato lo Yemen meridionale dal 7 agosto 2019, quando violenti scontri avevano avuto inizio proprio nella città di Aden per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali.

Lo scorso 26 aprile, il STC ha però annunciato l’istituzione di un’amministrazione autonoma nelle regioni sotto il proprio controllo nel Sud del Paese e ha indetto lo stato d’emergenza nella città di Aden e in alcuni governatorati meridionali.    Il portavoce del STC, Alkhader Sulaiman, aveva dichiarato che si era trattato di una mossa necessaria, data la totale incapacità della leadership di Hadi di fornire servizi basilari alla popolazione, deteriorando così la situazione umanitaria nel Sud del Paese.  

Nel contesto generale della guerra civile yemenita, il governo riconosciuto a livello internazionale e il STC sono alleati. Nel marzo 2015, i separatisti si sono uniti alla coalizione a guida saudita per combattere i ribelli sciiti Houti ma, se da un lato il SCT e il governo hanno unito le forze per combattere i militanti, dall’altro, non concordano sulle politiche riguardanti il futuro del Paese e per questo i secessionisti chiedono l’indipendenza.

In Yemen è in corso una guerra civile dal 19 marzo 2015, quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente del governo legittimo, Hadi, era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e dopo settimane, era fuggito, recandosi dapprima ad Aden e poi in Arabia Saudita.

Hadi è sostenuto dalla coalizione a guida saudita che è intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015 ed è stato riconosciuto anche dalla comunità internazionale come legittimo leader del Paese. La coalizione a suo sostegno comprende l’Arabia Saudita, gli UAE, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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