Russia e Turchia rimandano il dialogo sulla Libia, divergenze

Pubblicato il 14 giugno 2020 alle 19:35 in Libia Russia Turchia

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I ministri degli Esteri di Russia e Turchia, Mevlut Cavusoglu e Sergei Lavrov, hanno deciso di rimandare l’incontro che doveva tenersi ad Istanbul il 14 giugno, nel corso di una telefonata avvenuta nella stessa giornata prevista per la visita. Il Ministero degli Esteri turco ha comunicato che i rispettivi vice ministri porteranno avanti i contatti e il dialogo bilaterali nei giorni a venire, mentre i colloqui a livello ministeriale saranno riprogrammati per una data successiva.

Il 14 giugno, Lavrov e il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, avrebbero dovuto recarsi in Turchia per discutere temi regionali, primo fra tutti il conflitto in Libia e in secondo luogo anche quello in Siria, che vedono Mosca e Ankara sostenere fazioni opposte. In particolare, nel conflitto nordafricano, la Russia sostiene le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) del governo di Tobruk, con a capo il generale Khalifa Haftar, mentre la Turchia appoggia quelle del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, guidato dal presidente e premier Fayez al-Sarraj.

Secondo quanto riportato da Al-Jazeera English, fonti diplomatiche avrebbero rivelato che Mosca e Ankara non sarebbero state d’accordo sulla proposta russa di nominare l’attuale presidente della Camera dei Rappresentanti del governo di Tobruk, Aguila Saleh, come nuovo leader di un possibile accordo politico per la Libia. In particolare, Ankara sarebbe disposta alla presenza di Saleh in un nuovo assetto istituzionale ma come figura a sostegno di al-Sarraj e non in sua sostituzione.

Sempre secondo Al-Jazeera English, contrariamente a quanto sarebbe avvenuto, durante i negoziati previsti per la giornata odierna ci si aspettava che la Russia proponesse la sostituzione del generale Haftar, con Saleh, in quanto quest’ultimo sarebbe stato disponile a collaborare con il GNA e al-Sarraj e avrebbe potuto partecipare ad un’eventuale soluzione politica della crisi libica. A tali condizioni, la Turchia avrebbe accettato l’offerta russa.

Tuttavia, altra divergenza tra le parti sarebbe stata rappresentata dal fatto che Ankara è a favore dell’integrità territoriale libica mentre Mosca sosterrebbe una struttura frammentaria e, per tale motivo, ci si aspettava innanzitutto che la Russia proponesse una soluzione basata su un governo centrale debole, contrariamente al desiderio turco di istituire un esecutivo solido con efficienti diramazioni locali. Una Libia con un governo centrale forte con a capo al-Sarraj consentirebbe alla Turchia di mantenere vivi gli accordi con il GNA, con il quale ha pattuito che, in cambio dell’imponente aiuto militare ricevuto, alla Turchia saranno concessi ampi diritti nel Mediterraneo orientale, soprattutto per quanto riguarda lo sfruttamento e la gestione delle ricche risorse naturali dell’area.

Infine, altro nodo da sciogliere ai fini di colloqui proficui sarebbe stato capire se la partecipazione di Mosca al dialogo con la Turchia avvenisse in veste indipendente, come auspicato da Ankara, oppure come rappresentate degli altri Paesi che hanno dato sostegno all’LNA, in particolare  Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto.

In Libia è in atto una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica.

 Al momento, nella guerra civile libica, si combattono il governo di Tripoli, o GNA, e il governo di Tobruk, del LNA. Il primo è nato il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, che sono poi scaduti il 17 dicembre 2017, ha ottenuto il riconoscimento dell’Onu ed è ufficialmente sostenuto da Italia, Qatar e Turchia. Il secondo, invece, riceve sostegno da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia, Giordania e Francia.

Nelle ultime settimane, anche grazie all’appoggio militare turco, il GNA ha riscosso importanti successi e messo in difficoltà le forze di Haftar, cambiando gli equilibri del conflitto. Al momento, le forze di Tripoli stanno combattendo per conquistare la città costiera di Sirte dalla quale sperano poi di poter portare avanti la liberazione dei territori a Est e a Sud, ricchi di risorse energetiche e attualmente sotto il controllo del governo di Tobruk.

Tuttavia, dallo scorso 10 giugno, sono ripresi i dialoghi tra le fazioni belligeranti sotto l’egida delle Nazioni Unite, nel quadro del Comitato 5+5. Quest’ultimo ha visto l’istituzione di un tavolo di negoziato alla presenza di cinque rappresentanti per parte per raggiungere una soluzione politica al conflitto ed era stato istituito a seguito della Conferenza di Berlino, del 20 gennaio scorso. La prima riunione si era svolta a Ginevra, il 3 febbraio successivo ma, nonostante l’ottimismo iniziale, il secondo round, intrapreso il 18 febbraio, non aveva portato ai risultati auspicati.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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