Nigeria: militanti islamici uccidono almeno 60 persone

Pubblicato il 14 giugno 2020 alle 12:45 in Africa Nigeria

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Il gruppo jihadista noto come Provincia dello Stato Islamico dell’Africa occidentale (ISWAP) ha rivendicato due attacchi condotti nello Stato del Borno, nel Nord-Est della Nigeria, il 13 giugno. Si è trattato di due aggressioni separate nelle aree di Monguno e Nganzai che hanno causato complessivamente la morte di almeno 20 soldati e 40 civili.

Stando a quanto dichiarato da alcuni testimoni in loco a Reuters, a Monguno i militanti sono arrivati intorno alle 11, ora locale, portando con sè armi pesanti, tra cui anche lanciarazzi. Le forze armate del governo nigeriano sono state neutralizzate dai militanti che si sono poi trattenuti nell’area per circa tre ore. Gli scontri a fuoco avrebbero causato centinaia di feriti tra i civili e ucciso 20 soldati, sovraccaricando così l’unica struttura sanitaria locale che non è riuscita a trovare spazio per tutti, costringendo alcuni ad aspettare a terra fuori dall’ospedale.

Monguno è un centro che accoglie molte organizzazioni non governative e istituzioni. Durante le tre ore passate in loco, i militanti hanno incendiato una stazione della polizia locale e hanno cercato di mettere a fuoco anche il centro umanitario delle Nazioni Unite dell’area. Tuttavia, un portavoce dell’Onu ha poi affermato che la struttura ha riportato solamente danni minori. Oltre a questo, secondo le testimonianze, i militanti avrebbero distribuito lettere alla popolazione scritte nella lingua locale, Hausa, e in cui li si avvertiva di non collaborare con l’esercito, con gli occidentali cristiani e con altri non credenti. Parallelamente all’attacco a Monguno, altri gruppi armati sono arrivati a Nganzai a bordo di moto e pick-up e hanno ucciso circa 40 civili.

Gli attacchi del 13 giugno sono giunti a poca distanza da quelli del 9 giugno, durante i quali 69 persone sono state uccise nel corso di un attacco condotto dai militanti islamici contro il villaggio di Felo, nel Nord-Est del Paese, al confine con il Ciad.

L’ISWAP, che ha rivendicato entrambi gli attacchi del 13 giugno, è una fazione secessionista del gruppo fondamentalista islamico originario della Nigeria, Boko Haram, che ha giurato fedeltà allo Stato Islamico, nel 2016. Stando ai dati forniti dalle Nazioni Unite, il gruppo conterebbe tra i 3.500 e i 5.000 combattenti.

Boko Haram, invece, è attiva nel Paese dal 2009, quando ha iniziato la propria rivolta nel Nord-Est, lanciando frequenti offensive che hanno ucciso oltre 35.000 persone e ne hanno costrette circa 2,6 milioni ad abbandonare le proprie case. Durante i loro assalti, i militanti dell’organizzazione rapiscono spesso donne e bambini per arruolarli e costringerli a compiere attentati suicidi. La rivolta del gruppo dal Nord-Est della Nigeria si è poi propagata in Camerun, Niger e Ciad, causando una grave crisi umanitaria in tutta la regione.  Boko Haram è particolarmente attivo nella zona del Lago Ciad, dove i militanti continuano a uccidere civili e a distruggere le abitazioni locali. Per combattere i ribelli, i quattro Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, una Task Force multinazionale congiunta (MNJTF).

Secondo quanto reso noto dal Global Terrorism Index 2019, la Nigeria occupa il terzo posto mondiale tra i 163 Paesi considerati per misurare l’impatto della minaccia terroristica globale.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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