Il Nepal ridisegna i propri confini ai danni dell’India

Pubblicato il 14 giugno 2020 alle 11:00 in India Nepal

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La Camera dei Rappresentanti del Parlamento federale del Nepal ha approvato all’unanimità una proposta di emendamento costituzionale con la quale ha ridisegnato i confini del Paese, includendo nel proprio territorio un’area contesa con l’India, il 13 giugno. Nuova Delhi ha subito commentato l’atto delle istituzioni nepalesi definendolo “non sostenibile”.

Nello specifico, la Camera dei Rappresentanti nepalese ha approvato una proposta di emendamento alla costituzione in base alla quale Lipu Lekh, un passo himalayano al confine con il Tibet, il territorio di Kalapani, nel bacino dell’omonimo fiume, e Limpiyadhura, tutte aree contese con l’India , verrebbero fatte rientrare tra i territori soggetti al governo di Kathmandu. Per poter essere considerata valida, la proposta necessitava del sostegno di 2/3 dei 275 membri dell’istituzione, il presidente della Camera, Agni Kharel, ha comunicato che tutti i 258 parlamentari presenti alla votazione si sono espressi in favore della nuova ridefinizione geografica.  

Il primo ministro nepalese, Khadga Prasad Sharma Oli, ha comunicato tale risultato alla stampa sostenendo che si è trattato di una mossa a sostegno del popolo e dell’interesse nazionale. La proposta, a detta di Oli, non ha riscontrato opposizioni proprio perché non è volontà del solo parlamento ma di tutta la nazione. A Kathmandu, la popolazione ha dipinto la nuova mappa nelle strade della città e ha acceso candele, per celebrare la decisione della Camera. Tuttavia, per diventare effettivo ed entrare nella costituzione, l’emendamento dovrà essere approvato dall’Assemblea nazionale e poi firmato dal presidente, Bidhya Devi Bhandari.

Nella stessa giornata del 13 giugno, un portavoce del Ministero per gli Affari Esteri indiano, Anurag Srivastava, ha definito le rivendicazioni di allargamento nepalesi “artificiali” e “non sostenibili”, in quanto non basate su prove o fatti storici. Il portavoce ha poi aggiunto che la mossa del Parlamento nepalese ha violato l’intesa bilaterale attualmente valida tra Nuova Delhi e Kathmandu, in base alla quale i due Paesi dovrebbero intraprendere negoziati sulle questioni riguardanti il confine che li separa.

Le contese territoriali tra Nepal e India si rifanno al Trattato di Sugauli, stipulato tra gli allora Regno del Nepal e Compagnia delle Indie orientali, il 4 marzo 1816. In base al contenuto di tale accordo, il confine del Nepal è segnato dal fiume Makhali, che attraversa Kalapani dove riceve molti affluenti. Mentre l’India rivendica il dominio territoriale sulla fonte del fiume sostenendo che essa si trovi a Kalapani, il Nepal, al contrario, ritiene che essa sia nel passo di Lipu Lekh, dove si originano molti dei suoi affluenti.

Nel 2019, l’India aveva definito una nuova mappa che include Kalapani nel proprio Stato di Uttarakhand, provocando accese proteste nepalesi. Lo scorso 11 maggio, il ministro della Difesa indiano, Rajnath Singh, ha poi inaugurato una nuova strada di collegamento himalayana di 80 km che connette Dharchula, nello Uttarakhand al passo Lipu Lekh, una delle rotte commerciali più brevi e praticabili tra India e Cina, riaccendendo le tensioni con il Nepal che ha successivamente redatto una mappa in cui i territori contesi sono stati inseriti all’interno della propria giurisdizione. Tali eventi hanno alimentato le tensioni che il Nepal ha proposto di risolvere attraverso il dialogo, senza però ricevere una chiara risposta da Nuova Delhi.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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