Pechino: allerta per nuovo focolaio di coronavirus

Pubblicato il 13 giugno 2020 alle 9:04 in Asia Cina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un nuovo focolaio di coronavirus è stato scoperto nel distretto Sud occidentale di Fengtai, a Pechino, il 13 giugno, costringendo le autorità ad adottare misure estreme e a sigillare l’area. Tutti i casi riscontrati nella zona sono risultati essere legati al mercato all’ingrosso di Xinfadi, il maggiore centro di rifornimento di frutta e verdura della città.

Un funzionario delle autorità di Fengtai, Chu Junwei, ha affermato che l’intero distretto è stato posto in stato di “emergenza bellica”, dopo che su 517 persone sottoposte a tampone nel mercato, 45 sono risultate positive al coronavirus, pur non riportandone i sintomi associati.  Un funzionario del Beijing Center for Disease Control, Pang Xinghuo, ha dichiarato che un’analisi preliminare porterebbe a supporre che tutti i casi potrebbero essere venuti a contatto o con un ambiente infetto all’interno del mercato o con altre persone già positive al coronavirus.

L’11 giugno scorso, la capitale della Repubblica Popolare Cinese (RPC) aveva riscontrato il suo primo nuovo caso, dopo circa due mesi di assenza dell’epidemia dalla città. Il giorno successivo,  ne sono comparsi altri 2 e, il 13 giugno, si sono verificati ulteriori 6 nuovi contagi, che sono poi risultati essere tutti legati a Xinfadi. Parallelamente, un’altra persona è risultata positiva al coronavirus in un mercato agricolo nel distretto di Haidian, situato nella parte Nord-occidentale della capitale, e anche in questo caso si è trattato di un caso asintomatico.

Per arginare una possibile ripresa di contagi, le autorità di Pechino hanno proibito spostamenti per turismo da e verso altre province, sospeso tutti gli eventi sportivi in programma e accantonato l’idea di riaprire le classi di primo, secondo e terzo grado, dal prossimo 15 giugno. Il distretto di Fengtai, invece, ha isolato 11 zone residenziali nei pressi del mercato di Xinfadi che, a sua volta, è stato chiuso dalle 3 del mattino, ora locale, del 13 giugno, dopo che, i due casi del giorno prima sono risultati essere due addetti all’ispezione delle carni che si erano recati in loco nei giorni precedenti. Le autorità hanno quindi deciso di sottoporre oltre 10.000 persone che lavorano in tale mercato a test a base di acido nucleico. Inoltre, stando alla testimonianza di un’inviata di Reuters che vive a 15 km da Xinfadi, le autorità cinesi starebbero eseguendo controlli a tappeto per verificare chi abbia visitato il mercato, recandosi casa per casa.

Nella stessa giornata del 13 giugno, molti supermercati di catene occidentali della capitale  hanno poi interrotto la vendita di salmone, dopo che possibili elementi di trasmissione del virus erano stati rilevati nei taglieri utilizzati per trattare tale prodotto d’importazione a Xinfadi. Il salmone era arrivato in loco dal mercato di prodotti ittici di Jingshen. In precedenza, le autorità della capitale cinese erano già intervenute sui mercati all’ingrosso chiudendone alcuni e, in particolare, interrompendo la vendita di carni bovine e di montone proprio nel mercato di Xinfadi.

Il coronavirus è apparso per la prima volta nella città cinese di Wuhan, capoluogo della provincia di Hubei, nel dicembre 2019. Stando agli ultimi dati rilasciati dalla Commissione Nazionale per la Salute cinese, relativi alla giornata del 12 giugno, la RPC ha registrato 11 nuovi casi totali, di cui 6 a Pechino e 5 provenienti dall’estero, e nessun decesso. Dalla Cina il virus si è poi propagato a livello mondiale, contagiando ad oggi un totale di 7.651.175 persone e causandone la morte di altre 425.869.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.