L’Iran respinge le accuse di Guterres, influenzato dagli USA

Pubblicato il 13 giugno 2020 alle 11:15 in Iran USA e Canada

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L’Iran ha respinto le accuse ricevute in una relazione destinata al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e redatta dal suo Segretario generale , Antonio Guterres, rispetto alla fabbricazione di missili da crociera impiegati per colpire l’Arabia Saudita, il 12 giugno.

Il Ministero degli Esteri di Teheran ha rilasciato una dichiarazione in cui, oltre a negare le accuse del segretario Onu, ha insinuato che esse siano state il frutto della pressione politica esercitata dai “regimi” statunitense e saudita, tra loro alleati e avversi all’Iran. In particolare, a detta del Ministero, tale relazione è giunta in un momento in cui gli USA stanno lavorando ad una “pericolosa” risoluzione per estendere l’embargo sulle armi contro Teheran.

Inoltre, in base a quanto riportato dall’agenzia non ufficiale Mehr News Agency, anche la missione iraniana alle Nazioni Unite avrebbe risposto alle accuse respingendole e sostenendo che il segretariato dell’Onu manca di capacità, competenza e conoscenze per condurre un’indagine così delicata, lamentando la presenza di gravi errori e discrepanze nella relazione di Guterres. La missione iraniana ha affermato che, in realtà, sono stati gli USA a guidare le indagini, un Paese, a detta di Teheran, con una lunga storia di disinformazione e attacchi nei confronti dell’Iran. Secondo la missione iraniana, mentre le accuse contenute nella relazione sono falsità non comprovate e non elaborate su basi solide, ciò che è appurato è il fatto che gli Stati Uniti e i loro alleati riversino armi sofisticate nella regione con le quali uccidono e mutilano innocenti

 L’11 giugno, Guterres aveva affermato che i missili impiegati rispettivamente negli attacchi avvenuti in Arabia Saudita il 14 settembre 2019, contro due impianti della compagnia petrolifera Aramco, il 12 giugno 2019, ai danni dell’aeroporto internazionale di Abha, e il 14 maggio 2019 contro lo stabilimento di Afif erano di fabbricazione iraniana. Tali attacchi sarebbero stati in parte rivendicati dalla milizia yemenita e sciita Houti, sostenuta dall’Iran e contro la quale l’Arabia Saudita sta guidando una coalizione internazionale per combatterli in Yemen. Tuttavia, gli USA avevano da subito accusato l’Iran di essere dietro a tali attacchi e avevano aperto un’indagine.

 A tal proposito, secondo la relazione del segretario Onu, molti degli articoli e dei resti di prodotti militari sequestrati dagli USA tra il novembre 2019 e il febbraio 2020 risulterebbero essere di origine iraniana. Più precisamente, l’arsenale utilizzato negli attacchi sarebbe stato consegnato tra febbraio 2016 ed aprile 2018.

Le tensioni tra Teheran e Washington sono state seriamente compromesse dal ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’Accordo sul nucleare iraniano, ufficialmente Piano d’azione congiunto globale (JCPOA), avvenuto l’8 maggio 2018, su decisione del presidente americano, Donald Trump. Da allora, gli USA hanno imposto sanzioni su vari settori economici del Paese Medio orientale per costringerlo a negoziare il proprio programma missilistico-nucleare. A livello internazionale, Washington sta inoltre incoraggiando il rinnovo dell’embargo sulle esportazioni di armi in Iran, che dovrebbe essere progressivamente rimosso a partire dal prossimo ottobre 2020. Tale misura era stata prevista dalla stessa Risoluzione Onu 2231, adottata il 20 luglio 2015 in seguito alla firma del JCPOA da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea, avvenuta il 14 luglio 2015, a Vienna. A tal proposito, l’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, Kelly Craft, aveva precedentemente annunciato l’arrivo di una bozza per una risoluzione relativa proprio all’embargo, da far circolare tra i membri dell’Onu.

Russia e Cina, Paesi con potere di veto all’interno del Consiglio di Sicurezza, si sono detti contrari al prolungamento dell’embargo oltre ottobre 2020. A tal proposito, lo scorso 27 maggio i rispettivi ministri degli Esteri, Sergey Lavrov e Wang Yi, hanno indirizzato una lettera ai membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e al Segretario generale in cui hanno lamentato le minacce di Washington di imporre le sanzioni previste dall’accordo sul nucleare iraniano, sebbene il Paese non faccia più parte dell’intesa, Lavrov, in particolare ha definito un tale comportamento “inaccettabile ed irresponsabile”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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