Canada: vendita record di armamenti all’Arabia Saudita

Pubblicato il 13 giugno 2020 alle 7:00 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il Canada ha venduto una quantità record di armamenti all’Arabia Saudita nel 2019, nonostante le critiche per la scarsa tutela dei diritti umani nel Regno e una moratoria su qualsiasi nuova esportazione nel Paese mediorientale. 

I dati recentemente pubblicati mostrano che il Canada ha venduto attrezzature militari per un valore di 3 miliardi di dollari canadesi all’Arabia Saudita nel 2019, più del doppio rispetto all’anno precedente. La maggior parte delle esportazioni erano veicoli blindati leggeri, parte di un accordo con i sauditi per un valore di 14.8 miliardi di dollari canadesi. Le cifre record arrivano nonostante una moratoria sui permessi di esportazione imposto a seguito dell’uccisione del giornalista saudita, Jamal Khashoggi, e della partecipazione del Regno alla guerra in Yemen. La decisione del governo canadese di non rilasciare nuovi permessi, tuttavia, non influisce sui permessi esistenti. Una licenza di questo genere può coprire più articoli e, di conseguenza, le principali aziende interessate in questo tipo di esportazione hanno già le loro autorizzazioni.

Sempre durante il 2019, il Canada ha anche esportato più di 30 sistemi di artiglieria di grosso calibro e 152 mitragliatrici pesanti in Arabia Saudita. L’accordo multimiliardario con il Regno era stato avviato sotto il precedente governo conservatore, nel 2014, ma è proseguito sotto i liberali. L’attuale governo, guidato da Justin Trudeau, aveva rinegoziato il contratto da 14 miliardi di dollari con Riad, il 9 aprile. I “significativi miglioramenti” nell’intesa avrebbero assicurato migliaia di posti di lavoro presso la filiale canadese di una società statunitense, la General Dynamics Corp, che produce le tecnologie in questione, secondo quanto aveva affermato il ministro degli Esteri canadese, Francois-Philippe Champagne. L’annuncio segnava un passo indietro da parte del governo liberale, che aveva dichiarato, a dicembre 2018, che stava cercando di ritirarsi da tale accordo. 

Gruppi per i diritti umani e oppositori politici, citando l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi e il coinvolgimento dell’Arabia Saudita nella guerra in Yemen, hanno insistito sulla cancellazione del contratto con Riad. Da parte sua, Champagne aveva dichiarato che, ai sensi dell’accordo rinegoziato, il Canada potrebbe ritardare o annullare i permessi all’esportazione, senza pagare penalità, se scoprisse che l’Arabia Saudita non stava usando i veicoli per il loro scopo dichiarato. “Questo non è un assegno in bianco per chiunque voglia esportare qualcosa in Arabia Saudita”, aveva riferito Champagne ai giornalisti. La normativa canadese prevede che i contratti di vendita di equipaggiamenti militari conclusi dal Paese vietino l’impiego di tale attrezzatura contro i civili e, più in generale, contengano restrizioni sulle violazioni dei diritti umani nei confronti dei cittadini del Paese acquirente. 

Oggi, la principale preoccupazione dei sostenitori di diritti umani è che i mezzi venduti dal Canada a Riad vengano utilizzati nella guerra civile in Yemen. Tale conflitto è scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli sciiti Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali, rovesciando il governo del presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli Houthi, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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