Arabia Saudita abbatte missile Houthi, l’Onu rinnova allarme umanitario in Yemen

Pubblicato il 13 giugno 2020 alle 18:24 in Arabia Saudita Yemen

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Il portavoce della coalizione che fa capo all’Arabia Saudita, il colonnello Turki al-Maliki, ha comunicato che un missile balistico indirizzato contro la città saudita di Najran, collocata al confine tra Yemen e Arabia Saudita, è stato intercettato e abbattuto, nella mattina del 13 giugno. Secondo la coalizione, l’ordigno sarebbe stato lanciato dalla città yemenita di Sa’dah, roccaforte delle milizie sciite Houthi, e non avrebbe causato vittime ma solamente alcuni feriti, colpiti dai detriti dell’arma quando è stata distrutta.

Si è trattato dell’ultimo attacco indirizzato all’Arabia Saudita da parte delle milizie Houthi, sostenute dall’Iran e da Hezbollah, nel più ampio contesto delle guerra civile in Yemen, iniziata il 19 marzo 2015. Nel conflitto, gli Houthi stanno combattendo le forze leali al presidente del governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi, a fianco del quale si è schierata l’Arabia Saudita, dal 26 marzo 2015, guidando una coalizione militare formata con gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal.

Oltre alle problematiche legate ai combattimenti, la situazione yemenita potrebbe ulteriormente aggravarsi a causa di un indebolimento degli aiuti internazionali. Il 12 giugno, l’alto commissario Onu per i Diritti umani, Rupert Colville, ha rinnovato l’allarme per la sopravvivenza di 41 programmi d’aiuto sostenuti dall’Onu nel Paese, dei quali rischiano di dover essere interrotti almeno 30 entro poche settimane, per mancanza di fondi. Colville ha quindi invitato i donatori internazionali a sostenere il Paese, in cui si sta verificando la “più grande crisi umanitaria al mondo”. Il 2 giugno scorso, durante una conferenza Onu avente per oggetto la crisi yemenita, il segretario generale dell’organizzazione, Antonio Guterres, aveva parlato di “una corsa contro il tempo” in una Nazione in cui 4 persone su 5, ossia circa 24 milioni, devono fare affidamento su forme di aiuto per sopravvivere. In particolare, è emerso che le Nazioni Unite sono riuscite a raccogliere soltanto 1.35 miliardi di dollari in aiuti umanitari per lo Yemen, rispetto ai 2.41 miliardi necessari.

In tale quadro, il sistema sanitario yemenita sarebbe sull’orlo del collasso e si teme che molte persone possano morire senza poter ricevere assistenza a causa del coronavirus e di altre malattie, come, ad esempio, il colera. Colville ha citato la mancanza di posti letto, attrezzature, personale e la pressoché totale carenza di medicinali nel sistema sanitario del Pese. Nel contesto mondiale della pandemia di coronavirus, lo Yemen ha registrato ufficialmente 500 infezioni ma tale dato sembrerebbe non riflettere la verità a causa della mancanza di controlli nei territori settentrionali, controllati dalle milizie ribelli Houthi. Colville ha ripetuto la necessità di attuare un cessate il fuoco per far fronte all’emergenza sanitaria e consentire l’arrivo degli aiuti umanitari ai civili.

La guerra civile in Yemen è iniziata quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese dopo che, il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni nella capitale, Sana’a, ancora sotto il loro dominio.  Il presidente Hadi era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e dopo settimane, è fuggito, recandosi dapprima ad Aden e poi in Arabia Saudita.

Parallelamente al conflitto tra forze fedeli al presidente Hadi e i ribelli, il Paese è coinvolto anche in un’altra lotta interna. Dal 26 aprile scorso, si sono riaccese forti tensioni nei territori meridionali, dopo che il Consiglio di Transizione Meridionale(STC), sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti, ha proclamato un governo autonomo nel Sud del Paese, dove ha parallelamente indetto lo stato di emergenza. Il governo di Hadi si è opposto a tale mossa, riprendendo i combattimenti anche su questo fronte, nel quale si erano interrotti con un accordo di pace stipulato lo scorso 5 novembre 2019 a Riad tra il suo governo e gli scissionisti del STC.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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