UE-Israele: Borrell chiama Gantz

Pubblicato il 12 giugno 2020 alle 13:28 in Europa Israele

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Alto Rappresentante per la Politica estera dell’UE, Josep Borrell, ha avuto un vertice telefonico con il vice primo ministro d’Israele, Benny Gantz, con cui ha discusso di questioni bilaterali e di sicurezza. 

Nello specifico, secondo quanto rivelato, giovedì 11 giugno, dal portavoce del servizio esterno dell’UE, Peter Stano, durante il colloquio Borrell ha ribadito l’intenzione dell’Unione Europa di collaborare con il nuovo governo d’Israele su ciascuna delle questioni di interesse condiviso, ribadendo il sostegno di Bruxelles alla sicurezza di Gerusalemme. L’UE e Israele, ha sottolineato l’Alto Rappresentante, hanno un forte legame di amicizia. 

Con tali premesse, i due hanno avuto modo di discutere dei recenti sviluppi nella regione mediorientale e della cooperazione bilaterale volta a promuovere la stabilità e la pace nella regione, decidendo di incrementare il coordinamento su tali temi. In aggiunta, i due hanno discusso delle principali sfide alla sicurezza della regione, come la non proliferazione del nucleare, su cui Borrell ha ribadito l’importanza del rispetto del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). 

Durante il vertice, Borrell ha anche affrontato il tema del negoziato con i territori palestinesi. A tale riguardo, l’Alto rappresentante ha confermato la disponibilità dell’UE a lavorare per la ripresa del dialogo volto a raggiungere la risoluzione della disputa, così da ottenere una pace giusta e duratura nell’intera regione. L’UE, ha sottolineato il suo Alto Rappresentante, sostiene una soluzione a due Stati negoziata e concordata da ambo le parti, sulla base di parametri internazionalmente riconosciuti. In aggiunta, Borrell ha espresso le preoccupazioni dell’UE e degli Stati Membri in merito a un’eventuale annessione da parte di Israele di alcuni territori della Cisgiordania.  

Tali preoccupazioni erano sorte dopo che il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva espresso la volontà di proseguire nell’annessione a Israele di alcuni territori della Cisgiordania, tra cui la Valle del Giordano e il Mar Morto settentrionale, entro il primo luglio prossimo. Una tale idea era stata avallata anche dal suo nuovo alleato, Benny Gantz, con cui il premier di Gerusalemme ha raggiunto un accordo volto a formare un governo di accordo nazionale.  

Successivamente, lo scorso 11 maggio, alcuni funzionari dell’Unione Europea avevano rivelato che Francia, Belgio, Irlanda e Lussemburgo stavano esercitando pressioni per avviare una discussione a tal proposito in seno al vertice dei Ministri degli Affari Esteri dell’UE, con l’obiettivo di valutare la possibilità di adottare dure sanzioni economiche ai danni di Israele in caso di annessione dei territori della Cisgiordania. Al termine del vertice, i ministri avevano deciso di collaborare con il nuovo governo per il raggiungimento di una soluzione a due Stati. 

L’annuncio di Netanyahu aveva causato anche la reazione della Lega Araba, secondo cui l’annessione dei territori palestinesi e i suoi insediamenti sono da considerarsi illegittimi, oltre a rappresentare una violazione della Quarta Convenzione di Ginevra e delle risoluzioni delle Nazioni Unite. In aggiunta, la Lega Araba aveva sottolineato che un’eventuale annessione avrebbe calpestato i diritti dei palestinesi, distruggendo la possibilità di una soluzione a due Stati, secondo i confini stabiliti il 4 giugno 1967. In tale contesto, l’organizzazione aveva richiesto l’impegno della comunità internazionale a cooperare per frenare simili azioni, porre fine all’occupazione israeliana e restituire ai palestinesi il diritto all’autodeterminazione.  

La Cisgiordania è considerata un territorio sotto occupazione militare israeliana da parte delle Nazioni Unite, ed è soggetto alla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949. Tale status è stato riconosciuto ai territori palestinesi dalla comunità internazionale nel 1967, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni. A seguito della vittoria di Israele, quest’ultimo da allora controlla i confini della Cisgiordania e la maggioranza del territorio in cui vive la popolazione palestinese. Un muro di separazione, lungo 570 km, segue la cosiddetta Linea Verde e divide i territori palestinesi da quelli israeliani, secondo le frontiere precedenti alla guerra del 1967. Israele non considera i territori palestinesi “occupati” e sostiene che in tali aree non si possa applicare il diritto internazionale di guerra, con riferimento alla Convenzione di Ginevra. Il riconoscimento dell’occupazione precluderebbe ad Israele un’eventuale ricnoscimento di legittimità di qualsiasi futura annessione.  

Leggi Sicurezza Internazionale il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale  

Jasmine Ceremigna 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.