Turchia: soccorsi 42 migranti nel Mar Egeo

Pubblicato il 12 giugno 2020 alle 17:32 in Immigrazione Turchia

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La Guardia Costiera turca ha soccorso 42 migranti in difficoltà nel Mar Egeo, al largo della provincia di Smirne, a Sud di Lesbo, giovedì 11 giugno. Il gommone, che si trovava in pessime condizioni, è stato intercettato da Ankara dopo una segnalazione di allarme nei pressi del distretto di Foca. Arrivate nel punto indicato, le autorità hanno tratto in salvo le persone a bordo e le hanno portate sulla terraferma turca. Secondo Ankara, i migranti sarebbero partiti dalla Turchia e sarebbero stati respinti indietro dalle autorità greche.

Nel frattempo, venerdì 12 giugno, l’Agenzia dell’ONU per i rifugiati (UNHCR) ha esortato la Grecia ad indagare sulle accuse di respingimenti forzati ed espulsioni di massa di migranti e richiedenti asilo verso la Turchia. Lo stesso appello è stato lanciato anche dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) che, l11 giugno, ha riferito di essere entrata in possesso di immagini e documenti video che mostrano “l’utilizzo di navi di soccorso marino per la deportazione dei migranti attraverso il Mar Egeo orientale”. L’organizzazione ha dunque chiesto alle autorità di Atene di indagare immediatamente sulle accuse e sulle testimonianze delle persone che hanno rivelato di essere state costrette dalla polizia greca ad attraversare il confine con la Turchia contro la loro volontà. Anche l’UNHCR ha sollecitato “”indagini urgenti su una serie di presunti incidenti segnalati dai media, molti dei quali confermati da organizzazioni non governative e testimonianze dirette”, si legge in una nota dell’Agenzia. “La Guardia costiera ellenica ha mostrato eccezionale dedizione e coraggio nel salvare innumerevoli rifugiati e migranti in mare. Tuttavia, le presenti accuse vanno contro gli obblighi internazionali della Grecia e possono esporre le persone a gravi pericoli”, ha sottolineato l’organizzazione.

Sia l’IOM sia l’UNHCR hanno specificato che la gestione delle frontiere da parte degli Stati deve essere sempre compatibile con il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali di tutti i migranti, a prescindere dal loro status. Inoltre, in un contesto come quello attuale, caratterizzato da una grave crisi umanitaria dovuta all’epidemia di coronavirus, gli Stati dovrebbero, a detta dell’IOM, sospendere le espulsioni e facilitare solo i rimpatri volontari, in condizioni di sicurezza, qualora le persone, bisognose di protezione internazionale, si sentissero più sicure nel loro Paese di origine.

Nell’ambito di un accordo siglato da UE e Turchia, il 18 marzo 2016, Ankara aveva accettato di bloccare il flusso di rifugiati e migranti verso l’Europa in cambio di miliardi di euro di aiuti. Il governo turco, tuttavia, lamentava di aver ricevuto solo una parte del sostegno finanziario promesso. Di conseguenza, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha ordinato di aprire le frontiere e di non bloccare più i migranti, soprattutto siriani. L’annuncio è giunto il 29 febbraio, in seguito all’uccisione, nella provincia siriana di Idlib, di 34 soldati turchi, vittime di un attacco aereo condotto dalle forze governative del regime di Bashar al-Assad. L’Europa ha condannato la decisione di Erdogan, a causa delle tremende conseguenze umanitarie che ne sarebbero derivate. Dall’inizio di marzo, circa 3.000 richiedenti asilo sono arrivati in Grecia via terra e via mare.

Il 27 maggio, la Grecia ha deciso di rafforzare le sue pattuglie al confine con la Turchia per evitare nuove ondate migratorie. Altre 400 unità della polizia sono state inviate nella regione Nord-orientale del fiume Evros “come misura precauzionale”. La zona di confine è stata teatro di scontri soprattutto nel marzo 2020, dopo che la Turchia aveva dichiarato che non avrebbe più impedito ai richiedenti asilo di raggiungere l’Unione Europea.

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Chiara Gentili

di Redazione

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