Qatar: retribuzioni dei lavoratori stranieri ridotte o assenti

Pubblicato il 12 giugno 2020 alle 16:13 in Medio Oriente Qatar

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Amnesty International ha rivelato che circa 100 impiegati immigrati, di una compagnia impegnata nei lavori per il campionato mondiale di calcio, non hanno ricevuto il compenso previsto per quasi sette mesi. Parallelamente, il salario dei dipendenti stranieri di società statali è stato ridotto del 30%.

In particolare, circa la prima questione, si tratta di lavoratori stranieri a servizio di una società di costruzioni subappaltatrice locale, la Qatar Meta Coats (QMC), a cui sono stati assegnati i lavori della facciata dello stadio al-Bayt. Non da ultimo, a detta di Amnesty International, la compagnia si è altresì rifiutata di rinnovare i permessi di soggiorno della maggioranza dei lavoratori immigrati, provenienti da Paesi tra cui Ghana, Kenya, Nepal e Filippine, necessari per continuare a sostare e lavorare in Qatar. Secondo quanto riportato da autorità governative qatariote, ciò ha comportato l’esclusione di tale compagnia dai lavori per i Mondiali di calcio del 2022, fino a nuovo ordine, oltre a sanzioni economiche.

Dopo aver sollevato la questione, alcuni impiegati hanno iniziato a ricevere parte delle somme dovute, ma nessuno ha ancora ricevuto tutti i salari non retribuiti. Per il Supreme Committee for Delivery & Legacy, tra i responsabili dell’organizzazione dell’evento sportivo, un tale comportamento è inammissibile e, pertanto, il comitato si è detto impegnato a garantire un giusto trattamento degli impiegati, come accade dall’inizio dei lavori, ovvero dal 2014.

Parallelamente, alle entità finanziate dallo Stato è stato chiesto di ridurre la paga dei dipendenti stranieri del 30% , una misura da inserirsi nel quadro degli sforzi di Doha volti a far fronte alle conseguenze della pandemia di coronavirus. La decisione è stata annunciata dal Ministero delle Finanze ed è entrata in vigore il primo giugno. Un’alternativa alla riduzione dei salari, è stato precisato, è il licenziamento con due mesi di preavviso.

Simili misure a danno dei lavoratori stranieri sono, in realtà, in linea con le politiche adottate anche da altri Paesi del Golfo, tra cui Oman ed Emirati Arabi Uniti (UAE), i quali mirano a favorire la popolazione locale offrendo loro migliori e maggiori opportunità di lavoro, a seguito delle problematiche economiche causate dal Covid-19 e dal crollo dei prezzi di petrolio. La maggior parte dei Paesi del Golfo è alle prese con la ricerca di un meccanismo che riduca il debito pubblico, e tagliare le spese dello Stato sembra essere tra le soluzioni più adeguate. In tale quadro, il Qatar, che dovrebbe ospitare i Mondiali di calcio del 2022, ha accumulato debiti pari a circa 10 miliardi di dollari, fino ad aprile 2020. Secondo i dati ufficiali della Banca del Qatar, il debito pubblico estero totale è aumentato del 25,3% su base annua.

Tuttavia, in Qatar gli stranieri costituiscono il 95% della forza lavoro totale, impiegati anche in società quali la Qatar Airways e la Qatar Petroleum e nei lavori per la prossima Coppa del Mondo FIFA, e diminuire il numero di posti di lavoro a loro destinati o i loro stipendi potrebbe, secondo Bloomberg, minare la crescita economica del Paese. Il rischio è la carenza di manodopera in futuro e danni per la spesa dei consumatori. Stando alle stime di Oxford Economics, Doha vedrà partire circa il 10% della sua popolazione, e tale esodo potrebbe avere implicazioni a lungo termine.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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