L’Iran ancora sotto accusa per l’attacco contro Aramco

Pubblicato il 12 giugno 2020 alle 12:30 in Arabia Saudita Iran

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Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha affermato che i missili impiegati nell’attacco contro gli impianti di Aramco, del 14 settembre 2019, erano di fabbricazione iraniana.

Il 14 settembre 2019, due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita, sono stati colpiti da raid aerei. In un primo momento, i ribelli sciiti Houthi hanno dichiarato la propria responsabilità nell’attacco, ma gli Stati Uniti hanno, fin da subito, sostenuto che il vero autore dell’assalto fosse l’Iran ed hanno presentato una serie di prove che attesterebbero la provenienza dei droni utilizzati per l’offensiva da una base iraniana, situata al confine con l’Iraq. Anche l’Arabia Saudita aveva messo in luce l’impiego di armi iraniane, mentre le Nazioni Unite, il 10 dicembre, non si erano dette in grado di rivolgere accuse a riguardo.

A seguito di mesi di indagini, il segretario dell’Onu, l’11 giugno, in una relazione destinata al Consiglio di Sicurezza, ha affermato che i missili da crociera impiegati per perpetrare l’attacco del 14 settembre, così come l’attentato contro l’aeroporto internazionale di Abha, del 12 giugno 2019, e quello contro lo stabilimento di Afif del 14 maggio 2019, erano di fabbricazione iraniana. Parallelamente, anche l’origine di resti di armamenti e oggetti sequestrati dagli Stati Uniti tra novembre 2019 e febbraio 2020 è iraniana, mentre è stato scoperto che parte del materiale bellico ha le medesime caratteristiche delle armi prodotte da un’entità commerciale con sede in Iran, o reca marchi persiani. Secondo quanto specificato da Guterres, tale arsenale è stato consegnato al Paese tra febbraio 2016 ed aprile 2018, in violazione della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu del 2015, che vieta a Teheran di sviluppare armi nucleari, in linea con i relativi accordi siglati anche con altri Paesi.

La missione iraniana alle Nazioni Unite non ha ancora commentato il rapporto, sebbene in una lettera datata 22 maggio questa si sia detta disposta ad adempiere agli impegni presi e alle risoluzioni sancite dal Consiglio di Sicurezza. Tuttavia, le dichiarazioni di Guterres giungono in un momento in cui gli Stati Uniti hanno minacciato di promuovere la re-imposizione di sanzioni dell’Onu contro l’Iran, nel caso in cui il Consiglio di Sicurezza non estenda ulteriormente l’embargo sulle armi, la cui scadenza è prevista per il mese di ottobre. A tal proposito, l’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, Kelly Craft, aveva precedentemente riferito che presto Washington avrebbe fatto circolare una bozza per una risoluzione relativa proprio alla questione embargo. Russia e Cina, Paesi con potere di veto all’interno del Consiglio di Sicurezza, si sono detti contrari al prolungamento di tale misura.

Nel suo rapporto, Guterres ha chiesto ai Paesi membri del Consiglio di Sicurezza di astenersi da dichiarazioni che possano alimentare ulteriormente un clima già teso, i cui attori principali sono proprio Washington e Teheran. Le loro relazioni si sono inasprite a partire dall’8 maggio 2018, data in cui il capo della Casa Bianca, Donald Trump, ha deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare del 2015 ed ha imposto nuovamente sanzioni contro l’Iran. Nel frattempo, l’Arabia Saudita continua a guidare una coalizione internazionale in Yemen, in lotta contro i ribelli sciiti Houthi, a loro volta sostenuti dall’Iran.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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