Libia: la partecipazione di Ankara nei cieli e nei territori libici

Pubblicato il 12 giugno 2020 alle 17:43 in Libia Turchia

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La Turchia, sostenitrice del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), potrebbe presto istituire due basi permanenti in Libia. Nel frattempo, Ankara ha creato un ponte aereo con Tripoli e ha condotto esercitazioni militari per dimostrare le proprie capacità belliche.

In particolare, secondo quanto riferito dal quotidiano al-Arabiya, la Turchia ha annunciato, l’11 giugno, di aver “aperto un ponte aereo con la Libia”. La dichiarazione è giunta, in realtà, dal GNA, il quale ha riferito che 4 aerei militari turchi C130 sono atterrati a Misurata, mentre altri 13 hanno sorvolato i cieli libici. Si è trattato, nel primo caso, di velivoli con a bordo supporto logistico per le truppe tripoline, i quali vanno ad aggiungersi alle milizie e all’arsenale inviati in precedenza, volti a sostenere Tripoli nelle battaglie contro l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar.

Parallelamente, il Middle East Eye, sulla base delle dichiarazioni di un funzionario di Ankara, ha riferito che, nella giornata dell’11 giugno, l’esercito turco ha condotto un’esercitazione aerea verso le coste libiche, della durata di otto ore, con l’obiettivo di dimostrare le proprie capacità belliche e, nello specifico, mostrare come la Turchia sia in grado di dispiegare velocemente aerei da combattimento F-16, ed altri velivoli per l’allerta rapida, in caso di necessità. Non da ultimo, secondo una dichiarazione dell’esercito turco, le forze aeree e la Marina di Ankara hanno condotto un’esercitazione congiunta, intitolata “Open Sea Training”, nelle acque internazionali del Mediterraneo orientale. Questa ha visto l’impiego di 17 aerei, decollati dalla città di Eskisehir, 8 imbarcazioni, nello specifico fregate e corvette, aerocisterne e aerei cargo militari C-130.

Le operazioni giungono in un momento in cui l’esercito del GNA è impegnato nella conquista della città costiera di Sirte, considerata il punto di partenza per la liberazione delle aree orientali e meridionali libiche poste sotto il controllo di Haftar. In tale quadro, Ankara continua a sostenere il governo di Tripoli, ignorando l’iniziativa promossa dal Cairo, con cui si proponeva un cessate il fuoco a partire dall’8 giugno. Per la Turchia, l’obiettivo di Haftar è istituire una “dittatura militare” e la proposta egiziana rappresenta un tentativo di salvare il generale a seguito delle ultime perdite subite sul campo di battaglia.

Inoltre, il Middle East Eye, citando, a sua volta, il quotidiano turco Yeni Şafak, noto per il suo sostegno al presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha rivelato che Ankara presto stabilirà due basi militari in Libia. Tale mossa è da inserirsi nei legami di cooperazione in materia di sicurezza stabiliti con il GNA e rafforzati ulteriormente con i memorandum di intesa siglati il 27 novembre 2019, relativi altresì alle attività di esplorazione nel Mediterraneo orientale.

Secondo Yeni Safak, sarà la base strategica di al-Watiya, situata nell’Ovest della Libia a 27 km dal confine tunisino, a diventare un “hub per droni”, ovvero un centro da cui verranno dispiegati droni armati e per le attività di monitoraggio, con la copertura dei sistemi di difesa turchi. Erano state proprio le forze di Ankara, il 18 maggio, ad assistere l’esercito di Tripoli nella conquista di al-Watiya, considerata un’importante roccaforte per Haftar nell’Ovest libico, nonché una delle prime rilevanti sconfitte che hanno provocato una crescente escalation a danno dell’LNA. Già al momento della liberazione della base, diversi analisti avevano predetto il futuro ruolo di al-Watiya come base permanente turca, altresì funzionale alle attività di esplorazione nel Mediterraneo.

Secondo l’analista Abu Ya’rub al-Baraki, controllare al-Watiya potrebbe consentire al presidente turco di influenzare le politiche in Tunisia e Algeria e svolgere un ruolo rilevante nella “mappa dei corridoi di gas naturale” della zona. Non da ultimo, il quotidiano turco ha altresì riferito che una seconda base navale potrebbe essere istituita a Misurata, e, anche in questo caso, si tratterebbe di un hub strategico ed essenziale in un quadro di eventuali tensioni con la Grecia. Una volta che la città sarà liberata dalla presenza di Haftar, ha evidenziato il quotidiano, altro obiettivo di Erdogan sarà prendere il controllo delle strutture petrolifere, le cui attività potrebbero essere affidate alla Turkish Petroleum.

Alla luce dei recenti cambiamenti sui fronti di combattimento, diversi media turchi hanno riferito che Ankara desidererà contribuire agli sforzi di ricostruzione in Libia, una volta raggiunto un cessate il fuoco permanente e, al contempo, avviare attività di esplorazione di petrolio e gas nel Paese e a largo delle sue coste. Inoltre, la Turchia potrebbe essere altresì responsabile delle riorganizzazione delle forze del GNA, riunendole in un unico esercito ufficiale, sulla scia di quanto avvenuto in Siria con l’Esercito Nazionale Siriano.

Risale al 2 gennaio 2020 la decisione del Parlamento turco con cui è stato approvato il decreto che ha consentito al governo di Ankara di inviare le proprie truppe in Libia, a sostegno di Tripoli. Gli altri sostenitori del GNA, l’unico governo legittimo riconosciuto a livello internazionale e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, sono l’Italia e il Qatar. L’Egitto, insieme ad Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Russia e Francia, è, invece, tra i principali sostenitori dell’LNA e del suo generale Haftar, uomo forte del governo di Tobruk.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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