Libano: il crollo della lira causa tensioni notturne

Pubblicato il 12 giugno 2020 alle 10:03 in Libano Medio Oriente

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Gruppi di manifestanti si sono riversati per le strade di Beirut e di altre città libanesi, nella tarda serata dell’11 giugno, in segno di protesta contro il perdurante deterioramento delle condizioni di vita, aggravato dalla svalutazione della moneta locale, la lira, il cui valore ha toccato un minimo storico.

Secondo quanto riportato da al-Arabiya, venerdì 12 giugno, nella capitale sono ben visibili i segni di una notte di protesta, e, di fronte al tentativo di bloccare nuovamente le strade di Beirut, la polizia ha agito preventivamente dispiegando le proprie forze. Le scene della notte tra l’11 ed il 12 giugno, mostrano i cittadini dare fuoco alla sede della Banca centrale di Tripoli, lanciare ordigni e bloccare le strade di Beirut con pneumatici e rifiuti bruciati, per manifestare la propria rabbia contro corruzione, crisi economica e inefficienza a livello politico. Anche a Sidone, i manifestanti hanno inneggiato slogan contro l’élite politica al potere. Per la giornata di venerdì, inoltre, si prevede uno sciopero generale presso Akkar e Tripoli, nel Nord del Libano, secondo quanto preannunciato dai commercianti locali.

“Non abbiamo più denaro per comprare da mangiare e pagare l’affitto. Resteremo qui fino a quando il valore del dollaro non diminuirà e fino a quando non verranno soddisfatte tutte le nostre richieste” sono state le parole di un cittadino sceso in piazza. In realtà, l’ondata di mobilitazione popolare in Libano ha avuto inizio il 17 ottobre 2019, motivo per cui si sente parlare altresì di “Movimento del 17 ottobre”. Spinto dalla popolazione stessa, il premier allora in carica, Saad Hariri, si è dimesso il 29 ottobre, per poi lasciare spazio ad un ex ministro dell’Istruzione, Hassan Diab.

Tuttavia, la popolazione libanese non si è detta soddisfatta delle mosse attuate dal nuovo governo, vista la perdurante crisi economica, aggravata ancor di più dalla pandemia di Covid-19. Tale situazione è considerata una delle maggiori minacce per la stabilità del Paese, dopo la guerra civile del periodo 1975-1990. Oltre ad un debito sovrano pari a circa il 170% del PIL e un tasso di disoccupazione giunto al 35%, il Libano deve far fronte ad una crescente svalutazione della lira rispetto al dollaro. Proprio l’11 giugno è stata raggiunta la soglia di 5.000 lire, con una relativa perdita di circa il 70% del valore della moneta locale dall’ottobre 2019. Tale situazione, nel corso degli ultimi mesi, ha causato un’impennata di prezzi, anche per i beni di prima necessità, medicinali e materie prime, oltre ad una crescente diminuzione dei salari minimi, alcuni dei quali ridotti del 60%.

La responsabilità di tale crisi, a detta della popolazione, è del governo, di cui si richiedono le dimissioni, e della Banca centrale, a causa delle misure restrittive ma inefficaci adottate negli ultimi mesi. La squadra di Diab, dal canto suo, ha intrapreso trattative con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), a cui sono stati chiesti circa 20 miliardi di dollari, ed ha delineato un piano di salvataggio che prevede l’immissione di circa 10 miliardi di dollari di aiuti nel sistema finanziario. Per il 12 giugno è stata convocata una riunione di emergenza del Consiglio dei Ministri per discutere della situazione finanziaria e del crollo della lira. Come evidenziato dal premier in diverse occasioni, il rischio è un esacerbarsi della crisi alimentare, in un Paese in cui il 45% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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