La Francia e le armi vendute all’Arabia Saudita e all’Egitto

Pubblicato il 12 giugno 2020 alle 9:58 in Arabia Saudita Egitto Francia

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La ONG Human Rights Watch ha richiesto alla Francia di interrompere le esportazioni di armi verso l’Arabia Saudita e l’Egitto, dopo che un report ha svelato che nel 2019 Parigi ha inviato 1.6 miliardi di dollari di armi a Riad e 1.1 miliardi al Cairo. 

È quanto rivelato, giovedì 11 giugno, dal Middle East Eye, il quale ha altresì specificato che in virtù delle sue esportazioni verso tali Paesi, la Francia è stata accusata da Human Rights Watch di alimentare “le atrocità commesse contro i civili”.  

Le accuse della ONG erano giunte il giorno precedente, quando aveva rilasciato un comunicato stampa, dopo aver preso visione dell’ultimo documento sulle esportazioni di armi presentato al Parlamento lo scorso 2 giugno dal governo francese. In particolare, dalla relazione emergeva che i primi importatori di armi dalla Francia sono il Qatar, l’Arabia Saudita e l’Egitto. In seguito a quanto emerso, riferendosi alle transazioni con Riad e il Cairo, la ONG ha accusato la Francia di fornire armi a Paesi ripetutamente responsabili di seri abusi e potenziali crimini di guerra, il che contraddice l’obiettivo di Parigi di porsi come leader del panorama mondiale in materia di diritti umani. 

In totale, le esportazioni di armi della Francia hanno rappresentato circa il 7.9% delle esportazioni globali tra il 2015 e il 2019, diventando il terzo esportatore al mondo. Tale dato, secondo un report diffuso dal Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), indica un trend in crescita rispetto ai cinque anni precedenti. 

Nello stesso periodo, aggiunge l’istituto di ricerca, l’Arabia Saudita è diventato il più grande importatore di armi. A tale riguardo, Human Rights Watch ha sottolineato il ruolo del Paese nel conflitto in Yemen, per cui ha accusato Riad di commettere estese e gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani.  

Passando all’Egitto, invece, le esportazioni di armi verso il Cairo sono state definite dalla ONG “sconvolgenti e spaventose”, dato che secondo Human Rights Watch, il Paese nordafricano è responsabile di numerosi abusi e crimini di guerra commessi dall’esercito egiziano durante le operazioni nel Sinai del Nord. Anche Amnesty International, sottolinea il Middle East Eye, aveva pubblicato, il 16 ottobre 2018, un report in cui denunciava l’impiego di veicoli corazzati francesi da parte dell’Egitto per reprimere le proteste che si sono verificate dal 2012 al 2015. 

In tale contesto, Human Rights Watch ha accusato la Francia di aiutare materialmente l’Egitto e l’Arabia Saudita a commettere le violazioni di cui sono ritenuti responsabili, legittimando al tempo stesso le loro azioni, dando “Il via libera ai responsabili degli abusi”. Per tale ragione, la ONG ha richiesto al governo di Parigi di interrompere la vendita di armi ai sauditi e agli egiziani. 

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono, da un lato, i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sanaa, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah; dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. Il conflitto nel Paese è considerato nella regione mediorientale una guerra per procura (dall’inglese, proxy war) disputata tra l’Arabia Saudita e l’Iran. Tuttavia, gli Houthi hanno sempre respinto l’accusa di prendere ordini da Teheran, e si dicono in rivolta contro la corruzione statale. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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