La Francia lancia una nuova coalizione militare nel Sahel

Pubblicato il 12 giugno 2020 alle 19:36 in Francia Mali

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La Francia ha lanciato, venerdì 12 giugno, una nuova coalizione militare, composta da alleati dell’Africa occidentale e dell’Europa, per combattere i militanti jihadisti attivi nella regione del Sahel. Lobiettivo è quello di creare una maggiore cooperazione politica e difensiva, nella speranza di riuscire a potenziare le capacità delle forze speciali sul territorio. Parigi ha presieduto le riunioni virtuali con 45 ministri della Difesa stranieri per lanciare la rinnovata coalizione, annunciata per la prima volta il 13 gennaio, nel corso dellincontro di Pau, nel Sud della Francia. In tale occasione, il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva ospitato i 5 leader dei maggiori Paesi del Sahel, ovvero Mali, Burkina Faso, Niger, Ciad e Mauritania, per discutere con loro degli sviluppi della cooperazione militare nella regione, gravemente minacciata dalla presenza dei gruppi islamisti.

A seguito dell’incontro di Pau, la Francia e gli Stati africani avevano deciso di formare un’unica struttura militare di comando sotto la quale portare avanti la battaglia contro i jihadisti del Sahel e Parigi si era impegnata a inviare nella regione altri 600 soldati. La Francia, ex potenza coloniale dell’Africa occidentale, impiega migliaia di soldati nelle aree a Sud del deserto del Sahara a partire dal 2013 e attualmente possiede circa 5.100 soldati nella regione per combattere contro le rivolte islamiste. Oltre allo Stato Islamico, nel Sahel sono attivi diversi gruppi jihadisti, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. Questi operano perlopiù nelle zone aride del Mali centrale e settentrionale, utilizzandole come base da cui partire per lanciare attacchi contro soldati e civili attraverso il vicino Burkina Faso, il Niger e oltre. Da parte loro, le Nazioni Unite conducono sul territorio del Mali un’operazione di mantenimento della pace che conta almeno 13.000 persone. Si tratta di una delle missioni più pericolose dell’ONU fino ad oggi. 

La rinnovata coalizione fornirà maggiore aiuto da parte delle forze speciali europee a favore degli eserciti regionali e provvederà a raccogliere aiuti finanziari da Paesi come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. “Oggi nel Sahel, la vittoria è possibile. I nostri partner stanno diventando consapevoli di ciò “, ha detto ai giornalisti un alto funzionario dell’ufficio del presidente francese prima dellannuncio della coalizione.

Le Nazioni Unite, la Francia e gli Stati Uniti hanno versato miliardi di dollari per stabilizzare il Sahel, ma hanno riscontrato nel corso degli anni scarsi successi. Negli ultimi 6 mesi, la regione ha assistito ad un aumento della violenza, alimentando la sensazione di totale insicurezza e di inadeguata protezione tra i residenti. A gennaio, l’inviato delle Nazioni Unite per l’Africa occidentale, Mohamed Ibn Chambas, aveva dichiarato al Consiglio di sicurezza dell’ONU che, dal 2016, gli attacchi sono aumentati di cinque volte in Burkina Faso, Mali e Niger dal 2016. Nel 2019 sono stati registrati oltre 4.000 decessi. Anche l’Unione africana ha annunciato che dispiegherà temporaneamente una forza di 3.000 uomini nella regione occidentale del Sahel per tentare di contrastare l’avanzata dei gruppi armati locali, soprattutto islamisti. 

La situazione continua ad essere critica nonostante luccisione, il 3 giugno, del leader di Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), Abdelmalek Droukdal, ricercato da almeno 7 anni. L’operazione si è svolta nella zona settentrionale del Mali con la collaborazione dei partner presenti nell’area e, oltre a quella di Droukdal, ha portato alla morte di molti dei suoi più stretti collaboratori.  Il leader di AQIM era uno dei militanti di maggior esperienza nell’area, dove aveva guidato il gruppo dal 2004. Droukdal aveva partecipato alla presa del Mali settentrionale da parte di Al-Qaeda nel 2013 e si pensava si stesse rifugiando nelle montagne a Nord dell’Algeria, Paese in cui era nato. L’uomo si occupava di vari aspetti all’interno dell’organizzazione terroristica, inclusi il suo finanziamento, la sua gestione e la pianificazione e l’esecuzione di attentati. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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