Iraq: Washington si impegna a ridurre le proprie truppe

Pubblicato il 12 giugno 2020 alle 11:19 in Iraq USA e Canada

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Nel corso del cosiddetto “dialogo strategico”, lanciato il 10 giugno e svoltosi l’11 giugno, Washington e Baghdad hanno discusso delle relazioni bilaterali, in una cornice di perduranti tensioni tra due alleati dell’Iraq, Iran e Stati Uniti.

Si tratta di colloqui volti a definire il ruolo degli Stati Uniti nei territori iracheni e a discutere del futuro delle relazioni economiche, politiche e in materia di sicurezza tra i due Paesi. La prima sessione del dialogo, supervisionato dal segretario di Stato USA, Mike Pompeo, si è tenuto da remoto l’11 giugno, ed ha visto la partecipazione di delegazioni per entrambe le parti, composte da rappresentanti dei Ministeri del Petrolio, della Difesa, degli Interni, delle Finanze, dell’Istruzione, della Sanità e della Banca Centrale. Alla guida della squadra USA vi era il Sottosegretario di Stato per gli affari politici, David Hale, mentre per l’Iraq vi era Abdul Karim Hashim, viceministro degli Esteri.

In una dichiarazione congiunta rilasciata a margine del primo meeting, Washington ha dichiarato che continuerà a ridurre il numero di soldati dalle basi irachene ed ha discusso con la controparte del ruolo futuro delle truppe che, invece, rimarranno nel Paese. A tal proposito, è stato sottolineato come gli USA non desiderano istituire basi permanenti né rimanere per sempre in Iraq. Parallelamente, gli Stati Uniti si sono impegnati ad inviare consiglieri economici che lavoreranno a fianco del governo iracheno, con il fine ultimo di sostenere gli sforzi profusi dal Paese nell’elaborazione di quelle riforme volte a far fronte alle conseguenze provocate dalla pandemia di Covid-19 e al crollo dei prezzi del petrolio.

Da parte sua, Baghdad si è impegnata a salvaguardare le forze statunitensi che continuano e continueranno a sostare in Iraq e le loro basi e strutture che, dal mese di ottobre 2019, sono state bersaglio di più di 30 attacchi, presumibilmente perpetrati da gruppi filoiraniani. L’ultimo episodio si è verificato proprio il 10 giugno, quando la Green Zone di Baghdad, un’area fortificata sede di edifici governativi ed ambasciate, tra cui quella di Washington, è stata colpita da un missile. Secondo quanto evidenziato nella dichiarazione, il fine ultimo del dialogo strategico è creare una sorta di stabilità nell’asse Washington-Baghdad, e rafforzare i legami tra i due Paesi sulla base di interessi reciproci.

Il dialogo strategico giunge dopo 12 anni dalla ratifica dell’Accordo quadro strategico (SFA), siglato nel 2008, ed è stato promosso dal primo ministro iracheno Mustafa al-Kadhimi, soprattutto a seguito dalle tensioni tra Washington e Teheran sul suolo iracheno, verificatesi tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, che hanno rischiato di trasformare Baghdad in un terreno di scontro per regolare i propri conti. L’apice delle tensioni è stato raggiunto con la morte del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vice comandante delle Forze di mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi il 3 gennaio scorso a seguito di un raid ordinato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad.

Tale episodio, accanto ad altri verificatisi tra dicembre 2019 e gennaio 2020, erano stati considerati una forma di violazione della sovranità irachena da parte di Washington. Motivo per cui il Parlamento di Baghdad, il 5 gennaio, aveva proposto al governo di espellere tutte le forze straniere, e nello specifico statunitensi, dal Paese. Tuttavia, il 30 gennaio, l’esercito iracheno ha riferito che le operazioni con la coalizione anti-ISIS erano state riavviate.

Anche il premier al-Kadhimi ha affermato che le delegazioni del dialogo strategico hanno preso in esame la volontà del Parlamento iracheno espressa il 5 gennaio, sebbene non sia chiaro se i consiglieri militari statunitensi potranno continuare le proprie attività di formazione e addestramento in Iraq. Tuttavia, già nel corso degli ultimi mesi, le forze statunitensi hanno ridotto la propria presenza, limitata attualmente a tre basi. É dal 2014 che Washington è impegnata a capo di una coalizione internazionale volta alla sconfitta dello Stato Islamico. A tal proposito, nella dichiarazione congiunta dell’11 giugno, è stato evidenziato come anche in tal caso siano stati raggiunti risultati rilevanti, sebbene la minaccia terroristica non sia stata ancora completamente debellata.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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