Brexit: il Regno Unito fa un passo indietro

Pubblicato il 12 giugno 2020 alle 15:18 in Europa UK

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Il governo del Regno Unito ha deciso di effettuare, a partire dal primo gennaio 2021, controlli meno rigorosi di quanto inizialmente previsto sui beni provenienti dall’Unione Europea. 

È quanto rivelato, venerdì 12 giugno, dalla BBC, la quale ha sottolineato che sebbene Londra abbia confermato di voler procedere effettuando controlli sui beni provenienti dall’Europa, questi non saranno più totali, come inizialmente previsto. La decisione, secondo quanto rivelato da alcune fonti, deriva dal fatto che in virtù dell’emergenza da coronavirus, Londra ha capito di dover adottare un approccio più pragmatico e flessibile. 

Tuttavia, ciò non significa che il Regno Unito sia ancora disposto a prorogare i termini della Brexit. Al contrario, il capo gabinetto di Londra, Michel Gove, ha già chiarito di aver ribadito all’UE l’intenzione del governo inglese di non estendere i termini per la Brexit, dato che ormai è troppo tardi per procedere in tale direzione. Ciò che è ancora possibile fare, tuttavia, ha spiegato Gove, è alleggerire i controlli alla frontiera, almeno in via temporanea. In particolare, un regime di controlli meno rigoroso sarà in vigore in alcuni porti, come Dover, e rimarrà valido anche in caso di mancato raggiungimento di un accordo con Bruxelles entro il prossimo 31 dicembre. 

Tale regime, in aggiunta, riguarderà esclusivamente i beni provenienti dall’Europa. Per quanto riguarda invece le esportazioni dal Regno Unito ai Paesi europei, spetterà a Bruxelles dettare i termini dei controlli alle frontiere.  

La decisione, comunicata dal Financial Times, rappresenta un cambiamento radicale rispetto a quanto dichiarato lo scorso febbraio dallo stesso Gove, il quale aveva dichiarato di ritenere necessari i controlli alla frontiera sulle importazioni al fine di tutelare la sicurezza dei confini del Regno Unito e di riscuotere le relative tasse. 

Nel frattempo, lo scorso 10 giugno, il Guardian aveva rivelato la possibilità che il Parlamento europeo decida di porre il veto sull’eventuale accordo commerciale post-Brexit tra UE e Regno Unito, in caso di assenza di solidi meccanismi di salvaguardia. In particolare, il veto potrà giungere in caso di assenza di garanzie sulla parità di condizioni in materia di concorrenza e standard comuni in ambito ambientale e relativo alla tutela dei lavoratori.  

La parità di condizioni rappresenta, insieme alla pesca, alla governance e al quadro normativo e securitario, uno dei quattro argomenti chiave su cui è in stallo il negoziato tra le due parti. Lo scorso 5 giugno, si è chiuso il quarto round di negoziati tra l’Unione Europea e il Regno Unito volto a definire le relazioni commerciali bilaterali post-Brexit. Al termine dell’ultimo incontro, l’ultimo prima del vertice di lunedì 15 giugno tra il premier di Londra, Boris Johnson, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e altri funzionari dell’UE, il capo negoziatore di Bruxelles, Michel Barnier, aveva dichiarato di non aver ottenuto grandi progressi. In particolare, secondo Barnier il dialogo non aveva portato ad alcun progresso in nessuno dei quattro argomenti chiave del negoziato tra le due parti. Dall’altra parte, anche il capo negoziatore del Regno Unito, David Frost, aveva riconosciuto che i progressi raggiunti nel dialogo sono minimi, aggiungendo altresì di essere vicini al limite di quanto ottenibile dagli incontri via remoto.   

In tale quadro, il Financial Times sostiene che sono in aumento le possibilità del mancato raggiungimento di un accordo post-Brexit tra Londra e Bruxelles.  

Il Regno Unito ha lasciato l’Unione Europea alle 23:00, ora locale, del 31 gennaio. Di fatto, Londra ha lasciato l’Unione, ma è entrata in un periodo di transizione che durerà per almeno 11 mesi, durante i quali i negoziatori dovranno definire le future relazioni tra il Regno Unito e l’Unione. Al momento, quindi, il rapporto tra il blocco e la Gran Bretagna è tutto da definire. In particolare, rimane da decidere l’eventuale adozione da parte di UE e Gran Bretagna di un accordo che faciliti il commercio, specie se di mercato unico. Un’intesa per rendere più agibile il commercio è probabile ma non certa. L’UE rimane il maggior partner commerciale del Regno Unito ed accedere al mercato unico è l’obiettivo finale del governo britannico.   

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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