Afghanistan: attentato contro una moschea, l’imam è tra le vittime

Pubblicato il 12 giugno 2020 alle 16:21 in Afghanistan Asia

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In Afghanistan un’esplosione ha colpito, venerdì 12 giugno, la moschea di Sher Shah Suri, situata in un quartiere nella parte occidentale della capitale, Kabul, uccidendo almeno 4 persone e ferendone molte altre. Lattacco, reso noto da una dichiarazione del Ministero dellInterno, è avvenuto durante la preghiera del venerdì e il corpo dellimam della moschea, Azizullah Mofleh, è stato rinvenuto tra quelli delle vittime.

Il portavoce del Ministero, Tariq Arian, ha affermato che la polizia ha isolato la zona e aiutato a trasportare i feriti negli ospedali più vicini. Nessun gruppo ha ancora rivendicato la responsabilità dell’attacco, ma solo 10 giorni fa, il 2 giugno, un altro attentato contro una moschea del centro di Kabul era stato reclamato da unorganizzazione, affiliata dellIsis, con sede nella provincia orientale di Nangarhar. In tale occasione, due persone, incluso limam, Mohammad Ayaz Niazi, erano rimaste uccise.

“È interessante notare che ogni volta che il processo di pace sta guadagnando slancio e ritmo, nel Paese si verifica questo tipo di attacchi”, ha riferito al quotidiano Al Jazeera, Habib Wardak, un analista di Kabul che si occupa di sicurezza nazionale. “Il gruppo dello Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità dell’attacco avvenuto la scorsa settimana in unaltra moschea di Kabul, quindi, nonostante il fatto che il governo dichiari di aver eliminato lIsis, come è possibile che questo conduca ancora operazioni così sofisticate?”, ha aggiunto. “In questi attacchi, sembra che gli imam siano il bersaglio, non il resto della folla. Si tratta di imam che hanno sostenuto il processo di pace con il movimento dei talebani”, ha sottolineato Wardak.

Le violenze sono aumentate nelle ultime settimane in Afghanistan con la maggior parte degli attacchi rivendicati dallaffiliato afghano dellIsis. Gli Stati Uniti hanno incolpato il gruppo anche dellattentato avvenuto il 12 maggio contro un reparto di maternità dell’ospedale di Dasht-e-Barchi, nella capitale,dove circa 24 persone, tra cui due bambini e diverse nuove madri, sono rimaste uccise. L’ospedale è gestito dal governo e dall’ONG Medici Senza Frontiere.

Oltre alla presenza dello Stato Islamico, il Paese si trova a dover affrontare una violenta lotta interna tra i talebani e il governo di Kabul. Gli Stati Uniti stanno tentando di mediare i colloqui di pace tra le parti, per porre fine a circa 18 anni di guerra civile.

I talebani si erano affermati come gruppo dominante in Afghanistan a seguito del crollo del regime sovietico, per poi porsi alla guida di gran parte del Paese dal 1996, dopo la fine di una sanguinosa guerra civile tra gruppi militanti locali. Le truppe statunitensi, nel 2001, sono poi giunte Paese, con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani, che avevano fornito asilo ad al-Qaeda durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Con l’invasione di Washington e l’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Il 29 febbraio 2020, gli Stati Uniti e i talebani hanno firmato uno “storico” accordo di pace a Doha, in Qatar. Tuttavia, tale intesa non ha portato ancora la stabilità nel Paese, sconvolto dalle violenze e fortemente diviso. Nonostante ciò, Washington rimane impegnata a ritirare buona parte delle truppe dall’Afghanistan, entro 14 mesi dall’accordo di Doha.

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Chiara Gentili

di Redazione

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