Thailandia: una collaborazione in Asia per il turismo

Pubblicato il 11 giugno 2020 alle 11:02 in Asia Thailandia

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La Thailandia è stata fortemente colpita dalla pandemia di coronavirus, a causa del calo di turisti, e sta cercando una soluzione, collaborando con Cina e Giappone, tramite le cosiddette “bolle di viaggio”. 

Si tratta di accordi per facilitare i viaggi durante la pandemia di COVID-19 e dovrebbero essere discussi in una riunione dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico, che si terrà il 26 giugno, secondo quanto ha riferito ai giornalisti Bansarn Bunnag, un aiutante del premier thailandese. Il primo ministro, Prayuth Chan-Ocha, si unirà alla riunione tramite videoconferenza. Alcune regioni cinesi, così come il Giappone, la Corea del Sud, il Vietnam e la Nuova Zelanda hanno tutti mostrato interesse nell’esplorazione della possibilità di “bolle di viaggio”, ha affermato Bansarn a Bangkok.

Il Paese è fortemente dipendente dal turismo e potrebbe eliminare la maggior parte delle restrizioni rimaste il 12 giugno, dopo aver allentato il suo blocco nelle ultime settimane a seguito di un calo dei casi. Il turismo locale è già stato riavviato. Allo stesso tempo, fino alla fine di giugno è in vigore lo stato di emergenza, i confini sono chiusi e la maggior parte dei voli internazionali in arrivo è cancellata. Prayuth ha quindi affermato che la Thailandia aveva in programma di creare “bolle di viaggio” attraverso accordi bilaterali progettati per tenere sotto controllo il nuovo coronavirus quando i confini del paese saranno stati riaperti.

Da parte sua, il 18 maggio, il presidente cinese, Xi Jinping, ha annunciato che il proprio Paese erogherà all’OMS 2 miliardi di dollari in due anni, per sostenere la risposta globale alla pandemia e lo sviluppo socio-economico nei Paesi più affetti, soprattutto in quelli in via di sviluppo. La cifra corrisponderebbe al totale del budget annuale dell’organizzazione per il 2019. Invece, il presidente americano, Donald Trump, ha annunciato che gli Stati Uniti interromperanno i propri legami con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il 29 maggio. Le cause sembrerebbero essere la cattiva gestione del coronavirus da parte dell’agenzia Onu con sede a Ginevra e il suo mancato ma necessario processo di riforma, richiesto dagli USA. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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