Siria: Idlib, uno scenario invariabile

Pubblicato il 11 giugno 2020 alle 17:11 in Siria Turchia

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La regione siriana Nord-occidentale di Idlib continua ad essere colpita dagli aerei del regime siriano, mentre la Turchia ha inviato ulteriori rinforzi ed ha istituito una nuova postazione militare.

In particolare, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadded, basandosi su fonti locali, all’alba di giovedì 11 giugno, le forze aeree siriane hanno colpito diversi villaggi situati nella periferia Sud di Idlib, tra cui al-Fateera, Kasafra e Sfuhun, mentre è stato visto un aereo da ricognizione russo mentre sorvolava la medesima area. Nel frattempo, la Turchia, l’11 giugno, ha inviato nuovi rinforzi nella regione ed ha istituito una nuova postazione a Jabal al-Zawiya, nella periferia meridionale di Idlib, che va ad aggiungersi alle circa 60 già stabilite.Tale mossa è giunta in un momento in cui il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan ha affermato che il suo Paese non consentirà di nuovo che la Siria settentrionale si trasformi in un’area di conflitto.

Tuttavia, i movimenti di Ankara e del regime sono oramai ben noti a Idlib, l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo dei gruppi di ribelli, i quali si oppongono al governo del presidente siriano, Bashar al-Assad. Al contempo, il governatorato è soggetto all’accordo raggiunto da Mosca e Ankara il 5 marzo scorso. In tale data, il presidente turco ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno concordato un cessate il fuoco per la regione Nord-occidentale di Idlib, con il fine ultimo di facilitare il ritorno di rifugiati e sfollati siriani. La tregua è stata pressoché rispettata nel corso degli ultimi mesi, ad eccezione di sporadiche violazioni commesse dalle forze del governo siriano.

Parallelamente, ha riferito il quotidiano l’11 giugno, le forze aeree russe sono state impegnate in attacchi contro la zona di Uqayribat, nella regione della Badia siriana, ad Est di Hama, ma, in tal caso, l’obiettivo è stato rappresentato dalle cellule dello Stato Islamico. A tal proposito, è stato evidenziato che, nelle ultime 24 ore, l’esercito del regime, coadiuvato da Mosca, ha provocato l’uccisione di circa 21 militanti terroristi.

Gli ultimi attacchi sono giunti dopo che, il 10 giugno, un’imboscata dell’ISIS ha causato la morte di almeno 3 membri dell’esercito siriano e di altri combattenti appartenenti alle forze locali affiliate nell’area rurale di Homs, nei pressi di al-Sukhna. Tali episodi sono da inserirsi in un quadro più ampio caratterizzato dalla crescente presenza dello Stato Islamico soprattutto nel triangolo Aleppo-Hama-Raqqa, nella regione di Badia. Secondo i dati dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, dal 24 marzo 2019, sono stati uccisi circa 500 membri delle forze del regime, 127 uomini di milizie filo-iraniane e 212 membri dell’ISIS.

La minaccia terroristica va ad aggiungersi al perdurante conflitto, scoppiato il 15 marzo 2011. Il cessate il fuoco del 5 marzo è stato accolto con scetticismo dai residenti, che hanno visto innumerevoli iniziative naufragare negli ultimi anni, e temono che presto assisteranno a nuove offensive. Tuttavia, nonostante le sporadiche violazioni, l’interruzione dei combattimenti ha concesso a più di 281.709 siriani di ritornare nelle proprie abitazioni ad Aleppo e Idlib, secondo i dati riferiti il 27 maggio dal Response Coordination Group, ma, stando alle informazioni fornite dalla medesima organizzazione, sono 1.041.233 i cittadini costretti a sfollare da tali aree a seguito delle continue offensive ed operazioni militari condotte precedentemente.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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