Siria: aumentano le preoccupazioni per il Caesar Act

Pubblicato il 11 giugno 2020 alle 11:14 in Siria USA e Canada

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Le sanzioni previste da Washington contro il regime siriano ed i suoi sostenitori continuano a preoccupare la popolazione già colpita dal perdurante conflitto.

Tali misure rientrano nel Caesar Syria Civilian Protection Act, una legislazione elaborata da Washington e promossa dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, che sanziona il regime siriano, incluso il presidente Bashar al-Assad, per i crimini di guerra commessi contro la popolazione siriana. Tale legge colpisce industrie siriane, dal settore militare alle infrastrutture e all’energia, così come privati ed entità iraniane e russe che forniscono finanziamenti o altro tipo di assistenza al presidente siriano. Si prevede che le sanzioni saranno imposte a partire dal 17 giugno prossimo.

Nel frattempo, secondo quanto riportato da al-Arabiya, i commercianti ed i banchieri siriani continuano a lamentare una situazione economica sempre più complessa, caratterizzata dalla crescente svalutazione della moneta locale, la lira siriana. In particolare, il tasso di cambio ha raggiunto il minimo storico, pari a 3.200 lire rispetto al dollaro statunitense, perdendo, in tal modo, un terzo del proprio valore, per poi salire, il 10 giugno, a 2.600 lire. Tale cambiamento, a detta di fonti locali, sarebbe dovuto all’immissione di moneta forte da parte del regime, volto a frenare un ulteriore peggioramento.

La situazione attuale ha altresì provocato un’ondata di proteste nella provincia di Suweida, nel Sud-Ovest della Siria, a partire dal 7 giugno, quando la popolazione ha cominciato a ribellarsi al regime di Assad, ritenuto responsabile della crescente crisi economica, nonché della dilagante corruzione. “Vai via ora Bashar” e “La gente vuole la caduta del regime” sono gli slogan principali dei manifestanti scesi per le strade del governatorato anche l’11 giugno.

La svalutazione della moneta locale ha causato un’impennata dei prezzi anche per i beni di prima necessità, prodotti alimentari e medicine in primis. I prezzi di alcuni prodotti di base, come pane e zucchero, sono raddoppiati, facendo temere una carestia, come evidenziato altresì dal World Food Programme. In tale quadro, molti rivenditori hanno chiuso i propri negozi in diverse zone del Paese, rifiutandosi di vendere merce fino a quando non si raggiungerà una stabilità nei prezzi. Dal canto loro, anche gli investitori hanno interrotto le transazioni commerciali fino a nuovo ordine.

Il declino della valuta siriana è stato poi esacerbato dalla svalutazione della lira libanese, in quanto i commercianti siriani fanno affidamento sulle banche del vicino Libano, considerato un “polmone per la Siria”, per importare merce. Inoltre, sono numerosi i siriani che hanno aperto conti e depositato i propri risparmi nelle banche libanesi, le quali hanno spesso agevolato le attività e gli affari di commercianti e imprenditori della vicina Siria.

Non da ultimo, le aziende farmaceutiche siriane rischiano di chiudere, una volta terminate le materie prime disponibili. I medicinali, prodotti perlopiù per coprire le esigenze del mercato locale, sono stati esportati verso più di 96 Paesi e venduti a prezzi bassi. Inoltre, il prezzo di produzione è più elevato rispetto a quello fissato dal governo e ciò provoca perdite finanziarie per le aziende stesse. Pertanto, farmacie ed ospedali hanno evidenziato una carenza di forniture e talvolta anche di presidi medici di uso comune.

Altro fattore di rischio per l’economia siriana è rappresentato dalle sanzioni dell’Unione Europea, ulteriormente prorogate, il 28 maggio, fino al primo giugno 2021. Tali misure impediscono ai membri del governo di Assad di viaggiare e i loro beni sono stati congelati. Simili sanzioni sono poi state applicate contro aziende e imprenditori che traggono benefici dai propri legami con il governo, mentre gli asset europei della Banca centrale siriana e le importazioni di petrolio sono stati sospesi. Inoltre, l’UE ha limitato le esportazioni di dotazioni e tecnologie utilizzate nelle operazioni di repressione interna, come attività di monitoraggio e intercettazione delle comunicazioni che avvengono attraverso la rete cellulare o internet. Attualmente, sono 273 le persone e 70 i soggetti giuridici oggetto del regime sanzionatorio dell’UE.

Da parte sua, Washington e, nello specifico, l’ambasciata USA in Siria, ha chiarito, il 10 giugno, le motivazioni alla base delle proprie misure. “Bashar al-Assad e il suo regime sono direttamente responsabili del crollo economico siriano, in quanto spendono decine di milioni di dollari ogni mese per finanziare una guerra non necessaria contro il popolo siriano invece di soddisfare i loro bisogni di base” è stato affermato in un tweet.

Al di là delle sanzioni passate e future, l’economia siriana risente delle gravi conseguenze della guerra, e sono proprio tali restrizioni ad ostacolare gli investimenti ed i finanziamenti necessari alla ricostruzione e alla crescita della Siria. Il conflitto siriano è scoppiato il 15 marzo 2011 e vede, da un lato, l’esercito del regime siriano coadiuvato da Mosca, mentre, sul fronte opposto, vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Tuttavia, secondo alcuni esperti, le conseguenze del Caesar Act saranno percepite a livello regionale, dal Libano all’Iran, aggravando le crisi preesistenti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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