Il Regno Unito e le vendite di armi ai sauditi

Pubblicato il 11 giugno 2020 alle 15:54 in Arabia Saudita UK

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L’Arabia Saudita ha ringraziato ufficialmente il governo del Regno Unito per il supporto ricevuto da Londra nel campo della difesa. 

È quanto rivelato, giovedì 11 giugno, dal Middle East Monitor, il quale ha riportato le dichiarazioni rilasciate su Twitter dal viceministro della Difesa saudita, Khalid Bin Salman. Nello specifico, Salman ha rivelato di aver avuto, lo scorso 9 giugno, un vertice telefonico con il segretario di Stato alla Difesa del Regno Unito, Ben Wallace. Nel corso del vertice, secondo quanto emerso, i due hanno discusso della cooperazione bilaterale in materia di difesa e in ambito militare, anche in riferimento al possibile rafforzamento delle relazioni tra i due Paesi in tali settori. 

In aggiunta, il viceministro ha rivelato di aver ringraziato, per conto dei vertici sauditi, il governo britannico per i militari e i sistemi di difesa inviati in Arabia Saudita al fine di incrementare la collaborazione strategica, assicurare la sicurezza della regione e contrastare eventuali minacce agli interessi nazionali inglesi e sauditi. 

I rapporti in materia di difesa tra il Regno Unito e l’Arabia Saudita erano stati, lo scorso 16 settembre, oggetto di scuse pubbliche da parte del segretario di Stato al commercio internazionale, Liz Truss, la quale si era scusata dinanzi a una corte per aver infranto per due volte la promessa del governo di non esportare ai sauditi merce in grado di essere utilizzata nel conflitto in Yemen. Tale promessa era stata annunciata tre mesi prima dal governo inglese, quando il Consiglio dei ministri britannico aveva annunciato di aver bloccato le esportazioni dopo che alcuni attivisti avevano avviato un’azione legale contro il mancato rispetto di quanto sancito dalla legge. In particolaregli attivisti facevano riferimento alla legge vigente nel Regno Unico secondo cui è vietato vendere armi a Paesi che possano impiegare i dispositivi in serie violazioni del diritto internazionale umanitario. In seguito all’appello degli attivisti, la corte inglese aveva deciso di sottoporre a revisione la legittimità delle esportazioni, in seguito dichiarate illeciteseppur senza sospenderle. A quel punto, il predecessore di Truss, Liam Fox, aveva promesso agli attivisti che il governo del Regno Unito non avrebbe più approvato vendite ai sauditi. 

Nonostante l’impegno assunto, il 16 settembre Truss aveva confessato che nel mese di luglio il Regno Unito aveva venduto oltre 500.000 dollari di apparecchi radiofonici e circa 250.000 dollari di ventole refrigeranti all’esercito saudita. Tale vendita, aveva commentato Trussera stata “accidentale” e, per tale ragione, era stata avviata un’inchiesta interna per individuare l’eventuale presenza di ulteriori vendite. Il segretario al commercio inglese aveva dichiarato di aver notato la vendita ai sauditi mentre svolgeva un’analisi di routine delle statistiche delle esportazioni. Gli attivisti, da parte loro, avevano nuovamente criticato il governo, accusato di non dire la verità. 

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono, da un lato, i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sanaa, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah; dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. Il conflitto nel Paese è considerato nella regione mediorientale una guerra per procura (dall’inglese, proxy war) disputata tra l’Arabia Saudita e l’Iran. Tuttavia, gli Houthi hanno sempre respinto l’accusa di prendere ordini da Teheran, e si dicono in rivolta contro la corruzione statale. Lo scorso 26 aprile, si sono riaccese le tensioni nei territori meridionali, dopo che il Consiglio di Transizione Meridionale ha dichiarato di voler istituire un governo autonomo nel Sud del Paese, affermando altresì l’autonomia e uno stato di emergenza. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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