Naufragio al largo della Tunisia: almeno 46 morti

Pubblicato il 11 giugno 2020 alle 14:19 in Africa Immigrazione Tunisia

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Almeno 46 migranti africani sono stati ritrovati morti in seguito al naufragio di un barcone che trasportava circa 53 persone al largo della Tunisia, martedì 9 giugno. La notizia è stata rilasciata da un funzionario del governo di Tunisi, il quale ha specificato che i primi 20 corpi sono stati ritrovati al largo della costa di Sfax. Giovedì 11 giugno, il numero delle vittime è salito a circa 46, di cui 23 donne e 2 bambini. Secondo quanto riportato dallagenzia di stampa Reuters, il barcone era diretto verso l’Italia. Le unità della Guardia Costiera tunisina e i militari della Marina sono alla ricerca delle persone scomparse. “Il numero di corpi recuperati è salito a 46. La Guardia Costiera sta continuando le ricerche per trovare il resto dei corpi dopo il naufragio del barcone”, ha dichiarato giovedì 11 giugno Mourad Maechri, funzionario della protezione civile.

Il 24 maggio, al largo delle coste tunisine, la Guardia costiera del Paese nordafricano aveva riportato il naufragio di un’altra imbarcazione diretta verso l’Italia. In seguito a tale incidente, almeno un migrante era risultato morto e altri 6 dispersi. Stando alle dichiarazioni del portavoce della Protezione civile tunisina, Moez Triaa, il naufragio era avvenuto anche allora nelle acque in prossimità della città portuale di Sfax. A bordo dell’imbarcazione vi erano circa 20 tunisini. Le autorità locali erano riuscite ad arrestare 11 persone, mentre 2 erano fuggite.

La Tunisia è il punto di partenza per molti migranti che cercano di raggiungere l’Europa dal Paese stesso o dall’Africa sub-sahariana. Un portavoce delle Guardia Nazionale tunisina ha dichiarato che, nell’ultima settimana di maggio, sono stati oltre 223 gli individui arrestati per aver cercato di raggiungere illegalmente l’Europa. Di essi, circa 94 provenivano dall’Africa sub-sahariana.

Lo scorso 20 maggio, un cittadino tunisino è morto a Porto Empedocle, in Sicilia, dopo essersi gettato in acqua dall’imbarcazione su cui si trovava, in un possibile tentativo di fuga. La nave era stata adibita alla quarantena dei migranti a bordo, in quanto, dallo scorso 7 aprile, Roma ha decretato che, a causa dell’imperversare dell’epidemia di coronavirus, i porti italiani non possono più essere considerati sicuri. Per tale ragione, i migranti salvati al di fuori dell’area di ricerca e soccorso (SAR) italiana da unità navali battenti bandiera straniera non potranno più essere portati nel Paese. Inoltre, nel decreto del 7 aprile, è stato stabilito che, a seguito dello sbarco, i migranti dovranno essere controllati dalle autorità sanitarie per verificare eventuali casi di positività al coronavirus. Successivamente, tali persone dovranno essere messe in quarantena su una nave per 14 giorni per poi essere trasferite in un’apposita struttura d’accoglienza.

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Chiara Gentili

di Redazione

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