Libano: lira ai minimi storici, le accuse contro Banca centrale e governo

Pubblicato il 11 giugno 2020 alle 16:11 in Libano Medio Oriente

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Il valore delle lira libanese rispetto al dollaro ha raggiunto un nuovo minimo storico nel mercato nero, giovedì 11 giugno, nel quadro di una perdurante crisi economica e finanziaria. A tal proposito, il governo, con a capo il primo ministro Hassan Diab, e la Banca centrale continuano a ricevere accuse.

In particolare, secondo quanto riportato dal quotidiano Asharq al-Awsat, è stata raggiunta la soglia di 5.000 lire, nonostante siano stati stabiliti ufficialmente prezzi di acquisto e vendita. In particolare, il governo di Beirut, in collaborazione con gli uffici cambiavalute, ha introdotto un meccanismo volto a diminuire gradualmente il tasso di cambio, con il fine ultimo di raggiungere 3.200 lire a dollaro. Nella giornata dell’11 giugno, poi, il prezzo massimo di vendita ufficiale del dollaro è stato fissato a 3.940, mentre quello minimo di acquisto a 3.890 lire. Il tasso di cambio ufficiale è, invece, pari a 1.507 lire. Si tratta, tuttavia, di cifre non rispettate nel mercato nero.

In tale quadro, molti uffici bancari sono stati costretti a chiudere, vista la mancanza di dollari. La crescente svalutazione degli ultimi mesi potrebbe causare una perdita di circa il 70% del valore della moneta locale rispetto al dollaro statunitense, in un momento in cui la popolazione libanese continua ad assistere ad una crescente impennata dei prezzi, soprattutto per i prodotti importati dall’estero e per i beni di prima necessità. Inoltre, il tasso di disoccupazione ha superato il 35%, mentre quasi metà della popolazione è al di sotto della soglia di povertà.

Il governo di Diab, nel frattempo, ha intrapreso trattative con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), sperando di ottenere almeno 20 miliardi di dollari, ed ha elaborato un piano di salvataggio che prevede l’immissione di circa 10 miliardi di dollari di aiuti nel sistema finanziario. Nonostante ciò, è proprio la squadra di Diab ad essere sotto accusa per la crisi attuale, considerata la peggiore dalla guerra civile del periodo 1975-1990.

Stando a quanto riportato da Asharq al-Awsat, l’Associazione delle banche libanesi ha accusato l’esecutivo di Beirut di aver pianificato il futuro del Libano, la sua economia e le sue finanze adottando delle politiche e delle disposizioni fallimentari e non delle riforme globali volte a salvare le risorse economiche, a distribuirle equamente e a preservare le componenti vitali del Paese. In particolare, le misure sancite in ambito bancario sono state definite “aggressive” e senza alcuna giustificazione “legittima” ed hanno messo in pericolo l’intera sistema bancario, scaricando gli oneri sul creditore principale, rappresentato dalla Banca centrale.

Quest’ultima, a sua volta è stata destinataria di accuse da parte di Hezbollah, secondo cui sarebbe il sistema bancario ad essere responsabile dell’enorme debito estero libanese, pari a circa 87 miliardi di dollari, ovvero il 170% del PIL. Tuttavia, secondo fonti politiche, sarebbe stata proprio l’influenza di Hezbollah ad aver favorito l’ascesa di quattro candidati alla posizione di vice governatore della Banca centrale e l’allontanamento di Mohammed Baasiri, un sunnita responsabile del coordinamento tra autorità statunitensi e Banca centrale.

Nel frattempo, la svalutazione della moneta locale e la crescente crisi economica hanno spinto la popolazione a riversarsi per le strade della capitale Beirut, così come di Tripoli e Bekaa. Di fronte ad un calo degli stipendi minimi, diminuiti da 450 a 100 dollari al mese, la Confederazione Generale dei lavoratori libanesi ha affermato: “Il sistema posto al controllo del Paese sta commettendo un crimine nel consentire un caos simile nel tasso di cambio del dollaro, e il caos nei prezzi dei prodotti alimentari rappresenta un altro crimine”.

La popolazione libanese è scesa in piazza dal 17 ottobre 2019, evidenziando la corruzione dilagante nel Paese e la cattiva gestione delle risorse statali, che avevano causato uno sperpero di denaro pubblico e la conseguente crisi economica e finanziaria. Secondo quanto riferito dal governatore della Banca Centrale, Riad Salamé, il Libano ha subito perdite pari a circa 81 miliardi di dollari, a causa dell’accumulo del deficit negli ultimi cinque anni, e ciò ha avuto conseguenze per il tasso di cambio nazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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