Iraq: un missile colpisce l’area sede dell’ambasciata USA

Pubblicato il 11 giugno 2020 alle 9:54 in Iraq USA e Canada

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Fonti militari irachene hanno riferito, il 10 giugno, che la Green Zone di Baghdad, un’area fortificata sede di edifici governativi ed ambasciate, tra cui quella di Washington, è stata colpita da un missile.

La notizia è stata confermata anche dal Media Security Cell, specificando che l’incidente non ha provocato vittime, ma solo danni materiali agli edifici colpiti. Il missile, di tipo Katyusha, a detta delle fonti media irachene, è stato lanciato dalla zona dello “Stadio al-Shaab”. Testimoni locali hanno riferito di aver udito dapprima una forte esplosione e successivamente il suono delle sirene proveniente dall’ambasciata degli Stati Uniti. Al momento non è stato identificato alcun responsabile, e nessuno ha rivendicato l’attacco.

Tuttavia, non si tratta del primo episodio di tal tipo. L’ultimo risale all’8 giugno, quando, nella tarda serata, un missile ha colpito un’area limitrofa all’aeroporto di Baghdad e, a detta del Media Security Cell, questo è stato lanciato dalla regione di Arab Khudair, a Sud della capitale. La zona colpita è sede di una base che ospita soldati iracheni e statunitensi. Ancora prima, nella notte tra il 18 e il 19 maggio, un missile aveva colpito la Green Zone.

L’episodio del 10 giugno si colloca a poche ore di distanza dall’inizio del cosiddetto “dialogo strategico” USA-Iraq, i cui colloqui sono previsti anche per la giornata dell’11 giugno. Si tratta di incontri volti a definire il ruolo degli Stati Uniti nei territori iracheni e a discutere del futuro delle relazioni bilaterali economiche, politiche e in materia di sicurezza. Il dialogo, supervisionato dal segretario di Stato USA, Mike Pompeo, vede la partecipazione di delegazioni per entrambe le parti che includono rappresentanti dei Ministeri del Petrolio, della Difesa, degli Interni, delle Finanze, dell’Istruzione, della Sanità e della Banca Centrale.

Il dialogo strategico giunge dopo 12 anni dalla ratifica dell’Accordo quadro strategico (SFA), siglato nel 2008, ed è stato promosso dal primo ministro iracheno Mustafa al-Kadhimi, soprattutto a seguito dalle tensioni tra Washington e Teheran sul suolo iracheno, verificatesi tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, che hanno rischiato di trasformare Baghdad in un terreno di scontro per regolare i propri conti.

A tal proposito, sin da ottobre 2019, sono circa 30 gli attacchi contro basi e strutture statunitensi in Iraq, che hanno portato Washington a minacciare una ritorsione contro le milizie irachene filoiraniane, con riferimento alle cosiddette Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili di diversi attentati. Tra i principali episodi dei mesi scorsi, almeno 10 missili Katyusha hanno colpito, l’11 marzo, una base irachena che ospita soldati della coalizione internazionale anti-ISIS, situata ad al-Taji, a 85 km a Nord della capitale irachena Baghdad, causando la morte di due soldati statunitensi ed uno britannico, ed il ferimento di altri 12 uomini.

L’apice delle tensioni, tuttavia, è stato raggiunto con la morte del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vice comandante delle Forze di mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi il 3 gennaio scorso a seguito di un raid ordinato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. Tale episodio, accanto ad altri verificatisi tra dicembre 2019 e gennaio 2020, erano stati considerati una forma di violazione della sovranità irachena da parte di Washington. Motivo per cui il Parlamento di Baghdad, il 5 gennaio, aveva proposto al governo di espellere tutte le forze straniere, e nello specifico statunitensi, dal Paese. Tuttavia, il 30 gennaio, l’esercito iracheno ha riferito che le operazioni con la coalizione contro lo Stato Islamico erano state riavviate.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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