IOM: Grecia accusata di espulsioni forzate verso la Turchia

Pubblicato il 11 giugno 2020 alle 19:14 in Grecia Immigrazione Turchia

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L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha denunciato la pratica dei respingimenti e delle espulsioni collettive di migranti dalla Grecia verso la Turchia. Tra le accuse, rivolte al personale della polizia frontaliera, ci sarebbero anche arresti arbitrari, abusi e violenze.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa italiana Ansamed, l’organizzazione ha consultato diversi rapporti di fonti sul campo e vari report di media internazionali prima di formulare le sue conclusioni. Le immagini e i video di cui è entrata in possesso l’IOM mostrano spesso“l’utilizzo di navi di soccorso marino per la deportazione dei migranti attraverso il Mar Egeo orientale”. Pertanto, l’organizzazione ha chiesto alle autorità di Atene, giovedì 11 giugno, di indagare immediatamente sulle accuse e sulle testimonianze delle persone che hanno rivelato di essere state costrette dalla polizia greca ad attraversare il confine con la Turchia contro la loro volontà.

L’IOM ha specificato che la gestione delle frontiere da parte degli Stati deve essere sempre compatibile con il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali di tutti i migranti, a prescindere dal loro status.  ”Se i diritti sovrani degli Stati, compreso quello all’integrità delle frontiere, devono essere rispettati, la loro discrezione si ferma di fronte agli obblighi internazionali in materia di diritti umani”, ha sottolineato l’organizzazione. Inoltre, in un contesto come quello attuale, caratterizzato da una grave crisi umanitaria dovuta all’epidemia di coronavirus, gli Stati dovrebbero, a detta dell’IOM, sospendere le espulsioni e facilitare solo i rimpatri volontari, in condizioni di sicurezza, qualora le persone, bisognose di protezione internazionale, si sentissero più sicure nel loro Paese di origine.

Il 27 maggio, la Grecia ha deciso di rafforzare le sue pattuglie al confine con la Turchia per evitare nuove ondate migratorie. Altre 400 unità della polizia sono state inviate nella regione Nord-orientale del fiume Evros “come misura precauzionale”, secondo le parole del portavoce della polizia di Atene, Thodoros Chronopoulos. La zona di confine è stata teatro di scontri soprattutto nel marzo 2020, dopo che la Turchia aveva dichiarato che non avrebbe più impedito ai richiedenti asilo di raggiungere l’Unione Europea.

Nell’ambito di un accordo siglato da UE e Turchia, il 18 marzo 2016, Ankara aveva accettato di bloccare il flusso di rifugiati e migranti verso l’Europa in cambio di miliardi di euro di aiuti. Il governo turco, tuttavia, lamentava di aver ricevuto solo una parte del sostegno finanziario promesso. Di conseguenza, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha ordinato di aprire le frontiere e di non bloccare più i migranti, soprattutto siriani. L’annuncio è giunto il 29 febbraio, in seguito all’uccisione, nella provincia siriana di Idlib, di 34 soldati turchi, vittime di un attacco aereo condotto dalle forze governative del regime di Bashar al-Assad. L’Europa ha condannato la decisione di Erdogan, a causa delle tremende conseguenze umanitarie.

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Chiara Gentili

di Redazione

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