Generale USA in Afghanistan: i talebani devono tagliare i rapporti con Al-Qaeda

Pubblicato il 11 giugno 2020 alle 12:15 in Afghanistan USA e Canada

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Il generale del Comando Centrale degli Stati Uniti, Kenneth F. McKenzie, ha dichiarato che non raccomanda un completo ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan, finché i talebani non avranno tagliato tutti i rapporti con al-Qaeda.

“Se le condizioni lo consentissero, saremo pronti ad azzerare le truppe” entro maggio, ha affermato McKenzie in una videoconferenza. “Se mi viene chiesto il mio parere, tali condizioni non sono ancora state pienamente soddisfatte”, ha aggiunto. Gli Stati Uniti stanno riducendo il numero di soldati nel Paese a 8.600, entro la fine di giugno, come parte di un piano di ritiro più ampio, a condizione che i talebani soddisfino le condizioni delineate nello storico accordo tra le parti, firmato a Doha, il 29 febbraio. Le osservazioni di McKenzie arrivano dopo che il presidente degli USA, Donald Trump, ha richiesto al Pentagono di elaborare piani per ritirare completamente le truppe dall’Afghanistan, entro le elezioni presidenziali del 3 novembre.

McKenzie ha ribadito la posizione a lungo dichiarata dagli Stati Uniti, secondo è necessario mantenere soldati nel Paese per garantire che le reti terroristiche non possano utilizzarlo per pianificare attacchi contro gli USA. “La minaccia per gli Stati Uniti non sono i talebani, non sono mai stati i talebani, sono le entità che permettono loro di vivere in Afghanistan”, ha affermato McKenzie, riferendosi principalmente ad al-Qaida. I talebani hanno regolarmente combattuto contro i “terroristi” dell’ISIS in Afghanistan, ha aggiunto il generale. 

Un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato il 29 maggio ha reso noto che i talebani non sono riusciti a rispettare una delle parti fondamentali dell’accordo tra Stati Uniti e talebani, che prevedeva proprio la fine dei legami con al-Qaeda. Secondo le UN, Al-Qaeda dispone di un numero di agenti attivi che va da 400 a 600 individui in 12 province afghane e sta organizzando campi di addestramento nell’Est del Paese. “I talebani si sono consultati regolarmente con al-Qaeda durante i negoziati con gli Stati Uniti e hanno offerto garanzie che avrebbe onorato i loro legami storici”, afferma il rapporto. Inoltre, secondo il documento, un nuovo gruppo, chiamato Hizb-e-Wilayat-e-Islami, è stato creato al di fuori dell’Afghanistan e comprende i membri dei talebani che si oppongono all’accordo di pace tra Stati Uniti e talebani. 

I talebani si erano affermati come gruppo dominante in Afghanistan a seguito del crollo del regime sovietico, per poi porsi alla guida di gran parte del Paese dal 1996, dopo la fine di una sanguinosa guerra civile tra gruppi militanti locali. Le truppe statunitensi, nel 2001, sono poi giunte Paese, con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani, che avevano fornito asilo ad al-Qaeda durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Con l’invasione di Washington e l’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Il 29 febbraio 2020, gli Stati Uniti e i talebani hanno firmato uno “storico” accordo di pace a Doha, in Qatar. Tuttavia, tale intesa non ha portato ancora la stabilità nel Paese, sconvolto dalle violenze e fortemente diviso. Nonostante ciò, Washington rimane impegnata a ritirare buona parte delle truppe dall’Afghanistan, entro 14 mesi dall’accordo di Doha. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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