Corruzione e violenza: la polizia messicana sotto accusa

Pubblicato il 11 giugno 2020 alle 13:09 in America Latina Messico

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L’omicidio di Giovanni López, trentenne arrestato lo scorso 5 maggio e ucciso mentre era in custodia di polizia, ha riportato l’attenzione sulla brutalità e la corruzione delle forze dell’ordine in Messico. Le proteste a Guadalajara contro la violenza della polizia, esplose un mese dopo la morte di López, si sono concluse con scontri violenti e testimonianze di arresti arbitrari, minacce e percosse. L’ondata di indignazione per la morte dell’afroamericano George Floyd negli Stati Uniti aveva bisogno di poco per espandersi a sud del confine, la morte di López ha funto da detonatore.  Tuttavia, a far esplodere le proteste avrebbero potuto  essere anche le accuse di tortura per mano della marina e dell’esercito, le violazioni dei diritti umani nelle carceri o i massacri di decine di persone da parte di poliziotti collusi con i cartelli della droga e che sono archiviati nei cassetti della procura messicana a causa delle pressioni del crimine organizzato. “Stiamo parlando di un problema strutturale per tutta la polizia, con pratiche ricorrenti e diffuse” – afferma Carlos Silva Forné, docente presso l’Istituto di ricerca giuridica dell’Università Nazionale Autonoma del Messico, al quotidiano El País.

Negli ultimi anni, le organizzazioni civiche hanno protestato contro la militarizzazione della strategia di pubblica sicurezza, iniziata con la guerra contro il traffico di droga lanciata dall’ex presidente Felipe Calderón (2006-2012) e che è continuata, con alcune sfumature, durante i mandati di Enrique Peña Nieto (2012-18) e dell’attuale presidente Andrés Manuel López Obrador. Le forze armate e la Marina hanno si occupano di ordine pubblico e numerosi ex militari sono entrati nei ranghi della polizia di stato, eliminando così la possibilità di controllare da un punto di vista giudiziario l’uso della forza.

Mentre le tensioni aumentano tra López Obrador e il governatore di Jalisco Enrique Alfaro, il ruolo delle pressioni della società civile per una riforma delle forze di sicurezza cresce. “Senza pressioni pubbliche, non vi è alcun cambiamento” – spiega ancora Silva Forné. “Le proposte di una profonda riforma della polizia si sono alternate negli ultimi anni, ma è chiaro che l’impegno di questo governo non sembra essere quello di rafforzare la polizia statale e municipale”, afferma il ricercatore, “questa è un’occasione che si sta perdendo”.

Lo sdegno per l’omicidio di Floyd a nord del confine ha posto l’accento prima sul razzismo e poi ha messo il Messico di fronte al problema degli abusi della polizia. In un paese in cui l’apparenza fisica è il principale pregiudizio discriminatorio, secondo l’ultimo Rapporto nazionale sulla discriminazione, l’obiettivo principale degli arresti sono i giovani che appartengono a gruppi storicamente emarginati, come le persone in povertà e le popolazioni indigene, che “sembrano sospetti” o si trovavano in quartieri ricchi “a cui non appartengono”, afferma Amnesty International.

Ci sono punti in comune, ma anche importanti distinzioni, afferma Silva Forné. “In Messico si non può parlare la brutalità della polizia in quanto tale, in quanto esso ha varie manifestazioni” – chiarisce l’esperto. Una parte degli abusi è spiegata dalla precarietà delle corporazioni di polizia e dalla mancanza di formazione. La polizia municipale è di solito la meno preparata e la meno intraprendente. Sei dei dieci corpi di polizia peggio pagati nel Paese si trovano nello stato di Jalisco, dove López è stato assassinato, secondo un rapporto del 2015 del Segretariato esecutivo del Sistema nazionale di pubblica sicurezza. “Ci sono pochi controlli e ci sono pochi incentivi per limitare l’uso della forza nelle prestazioni della polizia, quindi gli abusi si normalizzano” – afferma Silva Forné.

C’è anche una logica punitiva che spiega questo fenomeno. “L’abuso della polizia è anche una forma illegale di punizione per chi “se lo merita” per un “affronto” o una mancanza di rispetto per l’autorità”, afferma il ricercatore. Resistere a un arresto aumenta la probabilità di essere torturati in custodia di polizia, secondo il Rapporto nazionale sulle persone private della libertà. La tortura è talvolta uno strumento per ottenere una confessione, ma è anche una pratica impartire punizioni. Altre volte viene utilizzata per estorcere e ottenere informazioni non correlate a nessun caso giudiziario. “La polizia in Messico ha gravi problemi di corruzione e la violenza non è estranea a questo fenomeno” – spiega lo specialista.

Opacità e impunità completano il quadro. La probabilità che un crimine venga denunciato e chiarito nel paese è dell’1% circa, secondo l’organizzazione Impunidad Cero. Senza conseguenze per gli abusi e con le società riluttanti a collaborare alle indagini, “la violenza illegale occupa un posto centrale nelle operazioni quotidiane delle istituzioni di polizia e questi comportamenti godono di un certo grado di legittimità tra gli agenti” – conclude Silva Forné.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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