Coronavirus: l’OMS mette in dubbio i dati della Russia

Pubblicato il 11 giugno 2020 alle 9:09 in Russia

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L’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avvertito che le cifre ufficiali di mortalità con coronavirus che dà la Russia sono “difficili da comprendere”, con un tasso di mortalità sensibilmente più basso rispetto ad altri paesi vicini.

Mercoledì 10 giugno, in occasione di una conferenza stampa, il direttore delle emergenze sanitarie dell’agenzia, Mike Ryan, pur esprimendosi in toni diplomatici per rispondere a una domanda sulla Russia, ha espresso incredulità rispetto alle statistiche ufficiali sui decessi per Covid-19 nel Paese.

L’esperto ha ammesso che potrebbero esserci discrepanze tra alcuni territori e altri a seconda di circostanze molto diverse e anche che il lavoro di certificazione delle morti è “complicato” perché i pazienti di solito soffrono di diverse patologie allo stesso tempo.

Ryan ha affermato che il “profilo sanitario” dei russi “non è molto diverso” da quello di altri stati europei, né il rilevamento globale dei casi è diverso. Tuttavia, il tasso di mortalità per questa malattia è considerevolmente più basso. “Questo divario è molto insolito” ed “è difficile da capire”, ha affermato. Ad oggi, 493.657 positivi di coronavirus e 6.358 morti (di cui 216 nelle ultime 24 ore) sono stati registrati in tutta la Russia. Pertanto, la mortalità di Covid-19 in Russia è dell’1,29%, inferiore a quella registrata ufficialmente nei paesi più colpiti dalla pandemia. Secondo i dati dell’OMS delle autorità nazionali, in Europa sono stati segnalati martedì oltre 2,3 milioni di casi e quasi 185.000 decessi; che dà un tasso di mortalità del caso dell’8%.

Le spiegazioni sono diverse. Secondo lo stesso Ryan una delle ragioni potrebbe essere l’alto numero di tamponi e test sierologici effettuati nel Paese, che riducono la percentuale di morti. Ad oggi la Russia ha effettuato 13,5 milioni di test. L’Agence France Presse spiega che in Russia normalmente solo coloro che muoiono con coronavirus che sono stati sottoposti a un’autopsia per confermarlo o la cui principale causa di morte è riconosciuta come Covid-19 sono inclusi nel calcolo dei morti; mentre i paesi generalmente incorporano tutti coloro che sono morti dopo essere risultati positivi al virus SARS-CoV-2 o anche senza questo test ma con sintomi; indipendentemente dal fatto che fosse o meno la principale causa di morte. Le autorità sanitarie spiegano invece che la Russia non è mai andata in deficit di posti letto in terapia intensiva, riuscendo così a ridurre il tasso di mortalità. Alcuni virologi ritengono, infine, che l’epidemia si sia diffusa in Russia e nei paesi vicini (anche l’Ucraina, infatti, registra dati molto positivi rispetto ad altri paesi europei) quando la carica virale di SARS-CoV-2 era più bassa, il che ha causato meno casi gravi.

“Le autorità russe dovrebbero forse verificare come fanno le certificazioni” – ha concluso il rappresentante dell’OMS. Più tardi, la sua collega Maria Van Kerkhove, capo tecnico COVID-19 dell’organizzazione, ha spiegato che dopo la prima ondata della pandemia molti dei paesi più colpiti stanno rivedendo i loro dati sulla mortalità o lo faranno presto.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione