Berlino e Amman ribadiscono l’opposizione al piano di Israele

Pubblicato il 11 giugno 2020 alle 13:46 in Germania Giordania Israele

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Germania e la Giordania hanno nuovamente ribadito il proprio rifiuto al piano di annessione dei territori palestinesi della Cisgiordania, delineato dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu.

In particolare, tale posizione è stata rivelata durante una visita del ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, sia in Israele sia in Giordania, la prima dopo lo scoppio della pandemia di Covid-19. In particolare, Maas, nel corso dell’incontro con il suo omologo israeliano, Gabi Ashkenazi, ha, da un lato, espresso l’amicizia che lega la Germania e Israele e, dall’altro lato, ha evidenziato come il piano di annessione non sia in linea con il Diritto internazionale. Pertanto, Berlino si è detta a favore di una soluzione a due Stati, nonché aperta al dialogo, al pari dell’Unione Europea, per comprendere meglio le dinamiche del progetto. “È giunto il momento della diplomazia e del dialogo” è stato affermato.

Da parte sua, Ashkenazi ha affermato che Israele è determinato a proseguire con il proprio piano “responsabilmente” e che la sua attuazione avverrà in collaborazione con gli Stati Uniti e nel rispetto degli accordi di pace esistenti e futuri, raggiunti con i Paesi vicini, in modo da preservare gli “interessi strategici” israeliani. Pertanto, anche Israele si è detto disponibile al dialogo.

La Giordania, attraverso il ministro degli Esteri, Ayman Safadi, ha espresso il proprio sostegno alla soluzione a due Stati per porre fine al conflitto israelo-palestinese. Il ministro giordano ha, al contempo, evidenziato il legame che lega Berlino e Amman, nonché il ruolo chiave tedesco nel Regno hashemita, in quanto secondo maggiore donatore. Circa il piano di annessione israeliano, Safaadi ha dichiarato che questo rappresenta una chiara violazione del Diritto internazionale e che non può passare inosservato, in quanto rischia altresì di creare un regime di apartheid in Palestina. Inoltre, nel corso del vertice trilaterale con il premier dell’Autorità Palestinese, Mohammad Shtayyeh, ed il ministro degli Esteri Riyad Maliki, sono state prese in esame le strade da perseguire per frenare l’annessione e ritornare al tavolo dei negoziati.

Il ministro giordano ha nuovamente ribadito che, in caso di effettiva annessione, Amman non resterà a guardare e che sarà costretto a rivalutare le proprie relazioni con Israele. Una tale posizione era stata precisata anche dal premier del Regno hashemita, Omar Razzaz, il 21 maggio, secondo cui è probabile che si vada a formare un fronte comune tra gli Stati arabi che si oppongono al piano di annessione, con la speranza che l’intera comunità internazionale si impegni a preservare la pace nella regione mediorientale e nel mondo intero. Come riferito anche dal re Abdullah II, la Giordania teme che il crollo dell’Autorità palestinese possa causare una maggiore ondata di caos ed estremismo in Medio Oriente.

Israele prevede di annettere territori della Cisgiordania e, in particolare, la Valle del Giordano e del Mar Morto settentrionale entro il primo luglio prossimo. Si tratta di un progetto presentato dal premier Netanyahu ed appoggiato, seppur con riserve, dal suo ex-rivale, Benny Gantz, suo vice in un governo di unità nazionale. La Giordania, dal canto suo è connessa alla questione palestinese, sebbene sia l’unico Paese arabo in Medio Oriente ad avere firmato un trattato di pace con Israele, quello del 1994, che ha normalizzato le relazioni tra i due Paesi dopo due conflitti.

Il primo risale al 1948 e portò allo stanziamento di Israele nelle aree occidentali della Palestina, mentre la Giordania prese il controllo delle zone orientali palestinesi. Il secondo conflitto è del 1967 e risultò nella sconfitta della Giordania, con il conseguente ritiro da Gerusalemme Est e dalla Cisgiordania, pur continuando a mantenere la sovranità in questi territori. Nonostante il trattato di pace di Wadi Araba del 1994, che aveva posto le basi per la pace dopo decenni di guerra tra Giordania e Israele, il popolo giordano continua a considerare Israele un nemico e, a tal proposito, si è altresì opposto al cosiddetto piano di pace presentato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, il 28 gennaio 2020.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.