Sudan: manifestazioni contro la nuova missione dell’ONU

Pubblicato il 10 giugno 2020 alle 20:01 in Africa Sudan

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Centinaia di sudanesi hanno manifestato, mercoledì 10 giugno, nella capitale, Khartoum, e in altre parti del Paese, contro la creazione di una nuova missione di pace delle Nazioni Unite. Il 4 giugno, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha deciso allunanimità di istituire, per un periodo iniziale di un anno, una missione integrata di assistenza per la transizione politica in Sudan (UNITAMS), con lo scopo di sostenere il passaggio verso una governance democratica. UNITAMS seguirà il processo di pace in corso nel Paese, rafforzerà lo stato di diritto e favorirà la transizione politica verso un governo civile. Nella stessa occasione, il Consiglio ha votato altresì per porre fine alla forza congiunta di mantenimento della pace (UNAMID), operante nella regione occidentale del Darfur in collaborazione con l’Unione africana. Istituita nel 2007 nel mezzo della guerra civile e della crisi umanitaria del Darfur, UNAMID dovrebbe essere smantellata verso la fine dell’anno.

Sventolando la bandiera sudanese, i manifestanti hanno marciato per le strade delle città con cartelli su cui si leggevano scritte come “no alla colonizzazione straniera del Sudan”. “La protesta mira a mostrare il nostro rifiuto verso l’intervento delle Nazioni Unite in Sudan rappresentato dalla missione richiesta dal governo di transizione sudanese”, ha dichiarato Mohammad Fadel, uno dei manifestanti, all’agenzia di stampa turca Anadolu. I filmati diffusi dagli attivisti sui social media hanno mostrato la polizia sudanese mentre utilizzava gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti.

In Sudan, dopo mesi di proteste, vige attualmente un governo di transizione, il cui leader è il premier Abdalla Hamdok. Le manifestazioni contro il vecchio regime erano iniziate il 19 dicembre 2018 e in pochi mesi avevano portato al rovesciamento dell’ex presidente, Omar al Bashir, estromesso dal potere l’11 aprile, grazie all’intervento delle forze armate. A seguito di tale evento, l’esercito del Paese aveva dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo il generale Abdel-Fattah Al-Burhan. I manifestanti, tuttavia, continuavano a scendere nelle strade della capitale per protestare e chiedere che fosse lasciato il posto ad un esecutivo civile. L’accordo di pace tra civili e militari è stato firmato il 17 luglio e, in base a quanto stabilito nel trattato, il nuovo governo, a composizione mista, avrebbe dovuto guidare la transizione pacifica verso la democrazia mettendo fine ai conflitti in corso e cercando di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario.

Il nuovo primo ministro del Sudan ha prestato giuramento, il 21 agosto, come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il capo del deposto Consiglio militare, Abdel Fattah al-Burhan, ha invece assunto il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo che gestirà il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più 1 che viene designato di comune accordo tra le parti.

Il 14 dicembre, l’ex presidente del Sudan, al-Bashir, è stato condannato a 2 anni di detenzione per irregolarità finanziarie e corruzione, nel primo dei numerosi processi che l’uomo è chiamato ad affrontare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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